
La Svizzera torna a far valere la propria storica neutralità e respinge due richieste degli Stati Uniti per il sorvolo del proprio spazio aereo da parte di aerei militari. Il governo federale di Berna ha infatti negato l’autorizzazione a due velivoli da ricognizione statunitensi che avrebbero dovuto attraversare il Paese domenica 15 marzo nell’ambito delle operazioni legate alla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran.
La decisione arriva dopo un esame delle richieste presentate da Washington e si basa su un principio giuridico preciso: il diritto internazionale di neutralità, che impedisce ai Paesi neutrali di consentire attività militari sul proprio territorio a favore delle parti coinvolte in un conflitto.
La posizione del governo svizzero
In una nota ufficiale, il governo elvetico ha chiarito la propria posizione: “Gli Stati Uniti e Israele sono in guerra con l’Iran. Si applica quindi il diritto alla neutralità, che vieta i sorvoli da parte delle parti in conflitto per scopi militari correlati a tale conflitto”.
Berna ha comunque autorizzato altri voli non collegati alle operazioni militari: due voli di trasporto e uno di manutenzione tecnica. Il principio adottato è chiaro: lo spazio aereo svizzero può essere utilizzato solo per attività non direttamente legate alle operazioni belliche.
Un segnale politico dopo il caso Spagna
La decisione della Svizzera arriva in un momento di forte tensione internazionale e si inserisce in un contesto più ampio di attriti tra alcuni Paesi europei e l’amministrazione di Donald Trump.
Pochi giorni prima anche la Spagna guidata da Pedro Sánchez aveva assunto una posizione rigida, rifiutando l’uso delle proprie basi militari per operazioni non previste dagli accordi bilaterali o non autorizzate dalle Nazioni Unite.
La posizione spagnola – riassunta dal governo con lo slogan “No alla guerra” – ha già provocato frizioni diplomatiche con Washington e potrebbe segnare una nuova fase nei rapporti tra gli Stati Uniti e alcuni alleati europei.
Neutralità svizzera: un principio storico
La neutralità della Svizzera non è una scelta contingente ma un pilastro della sua politica estera. Il principio è riconosciuto dalla comunità internazionale fin dal Congresso di Vienna del 1815 e inserito nella Costituzione federale sin dal 1848.
In base a questo principio, il Paese non può fornire supporto militare a una delle parti in conflitto, né consentire operazioni militari sul proprio territorio o nello spazio aereo nazionale.
Il ruolo delicato della Svizzera nella crisi con l’Iran
Paradossalmente, proprio mentre blocca i sorvoli militari, la Svizzera continua a svolgere un ruolo diplomatico cruciale nella crisi tra Washington e Teheran.
Da decenni infatti la Confederazione rappresenta gli interessi degli Stati Uniti in Iran attraverso il cosiddetto “mandato di potenza protettrice”, dato che i due Paesi non hanno relazioni diplomatiche dirette. In questi giorni Berna ha anche evacuato temporaneamente la propria ambasciata a Teheran a causa del deterioramento della situazione di sicurezza.
Un segnale per l’Europa?
Il doppio rifiuto – prima della Spagna e poi della Svizzera – potrebbe indicare un cambio di clima politico in Europa rispetto alla gestione del conflitto mediorientale.
Per ora Berna mantiene una linea rigorosa: neutralità assoluta, rispetto del diritto internazionale e nessun coinvolgimento diretto in operazioni militari. Una posizione che, almeno sul piano giuridico, lascia poco spazio a interpretazioni.










