
Il bilancio delle proteste in Iran potrebbe essere drammaticamente più alto di quanto finora emerso. Secondo Iran International, media dell’opposizione basato a Londra, almeno 12.000 persone – in gran parte under 30 – sarebbero state uccise durante la repressione delle manifestazioni, con la possibilità che il numero reale arrivi fino a 20.000 morti.
Le notti più buie: 8 e 9 gennaio
Il media parla apertamente del “più grande massacro nella storia contemporanea dell’Iran”, concentrato soprattutto nelle notti dell’8 e 9 gennaio. La stima – spiegano i curatori editoriali – è frutto di un’analisi incrociata di dati medici, fonti interne e informazioni vicine al Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, diffusa solo dopo la “convergenza delle prove”.
Dati nascosti, verità filtrate
In un Paese isolato da blackout informativi e censura, la verifica indipendente è quasi impossibile. Ma fonti sanitarie, testimonianze ospedaliere e registri informali dei decessi suggeriscono che il numero delle vittime sia stato sistematicamente occultato, mentre le famiglie faticano persino a recuperare i corpi dei propri cari.
Trump incita i manifestanti
A infiammare ulteriormente lo scontro è stato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha lanciato un messaggio diretto ai manifestanti iraniani: “Patrioti iraniani, continuate a manifestare. Prendete il controllo delle istituzioni. Salvate i nomi di chi uccide e abusa: pagheranno un prezzo alto”. Trump ha inoltre annunciato di aver cancellato tutti gli incontri con funzionari iraniani, aggiungendo che “l’aiuto è in arrivo”.
Washington valuta una risposta non militare
Secondo fonti dell’amministrazione, gli Stati Uniti starebbero valutando sanzioni mirate, cyber-operazioni, isolamento diplomatico e misure finanziarie contro esponenti del regime, evitando – almeno per ora – un intervento armato diretto che potrebbe incendiare l’intera regione.
L’Onu: “Inorriditi dalla repressione”
Durissima anche la reazione delle Nazioni Unite. L’Alto commissario per i diritti umani Volker Türk ha dichiarato di essere “inorridito” dalla repressione: “L’uccisione di manifestanti pacifici deve cessare. È inaccettabile etichettare i manifestanti come terroristi per giustificare la violenza”.
L’Iran sull’orlo
Con migliaia di morti, decine di migliaia di arresti, blackout informativi e un’escalation diplomatica internazionale, l’Iran sembra avviarsi verso uno dei momenti più critici dalla Rivoluzione del 1979. La comunità internazionale osserva, mentre la protesta – nonostante tutto – continua a riempire le strade.






