Iran, il bilancio dell’orrore

Secondo media dell’opposizione almeno 12mila vittime nelle proteste. Washington valuta una risposta non militare e ordina ai cittadini Usa di lasciare il Paese

Il bilancio dell’orrore
Immagini di 28 persone uccise dalle forze di sicurezza iraniane tra il 31 dicembre 2025 e il 3 gennaio 2026 durante la repressione dei manifestanti in Iran.

Il bilancio delle proteste in Iran potrebbe essere drammaticamente più alto di quanto finora emerso. Secondo Iran International, media dell’opposizione basato a Londra, almeno 12.000 persone – in gran parte under 30 – sarebbero state uccise durante la repressione delle manifestazioni, con la possibilità che il numero reale arrivi fino a 20.000 morti.

Le notti più buie: 8 e 9 gennaio

Il media parla apertamente del “più grande massacro nella storia contemporanea dell’Iran”, concentrato soprattutto nelle notti dell’8 e 9 gennaio. La stima – spiegano i curatori editoriali – è frutto di un’analisi incrociata di dati medici, fonti interne e informazioni vicine al Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, diffusa solo dopo la “convergenza delle prove”.

Dati nascosti, verità filtrate

In un Paese isolato da blackout informativi e censura, la verifica indipendente è quasi impossibile. Ma fonti sanitarie, testimonianze ospedaliere e registri informali dei decessi suggeriscono che il numero delle vittime sia stato sistematicamente occultato, mentre le famiglie faticano persino a recuperare i corpi dei propri cari.

Trump incita i manifestanti

A infiammare ulteriormente lo scontro è stato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha lanciato un messaggio diretto ai manifestanti iraniani: “Patrioti iraniani, continuate a manifestare. Prendete il controllo delle istituzioni. Salvate i nomi di chi uccide e abusa: pagheranno un prezzo alto”. Trump ha inoltre annunciato di aver cancellato tutti gli incontri con funzionari iraniani, aggiungendo che “l’aiuto è in arrivo”.

Washington valuta una risposta non militare

Secondo fonti dell’amministrazione, gli Stati Uniti starebbero valutando sanzioni mirate, cyber-operazioni, isolamento diplomatico e misure finanziarie contro esponenti del regime, evitando – almeno per ora – un intervento armato diretto che potrebbe incendiare l’intera regione.

L’Onu: “Inorriditi dalla repressione”

Durissima anche la reazione delle Nazioni Unite. L’Alto commissario per i diritti umani Volker Türk ha dichiarato di essere “inorridito” dalla repressione: “L’uccisione di manifestanti pacifici deve cessare. È inaccettabile etichettare i manifestanti come terroristi per giustificare la violenza”.

L’Iran sull’orlo

Con migliaia di morti, decine di migliaia di arresti, blackout informativi e un’escalation diplomatica internazionale, l’Iran sembra avviarsi verso uno dei momenti più critici dalla Rivoluzione del 1979. La comunità internazionale osserva, mentre la protesta – nonostante tutto – continua a riempire le strade.

Fonte
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