
Nel cuore del Golfo Persico, a circa 25–30 chilometri dalla costa iraniana, sorge Isola di Kharg, uno degli asset energetici più strategici dell’intero Medio Oriente.
Da questo piccolo territorio insulare passa circa il 90% delle esportazioni petrolifere dell’Iran, rendendolo il principale terminale energetico del Paese e una delle infrastrutture più sensibili per l’economia di Teheran.
Per questo motivo l’isola è oggi considerata da analisti militari e osservatori internazionali uno degli obiettivi strategici più importanti nel confronto tra Iran, Stati Uniti e Israele.
Un bersaglio chiave negli scenari di guerra
Finora Isola di Kharg è rimasta in gran parte fuori dai bombardamenti diretti, anche se alcune fonti parlano di attacchi limitati con danni non completamente verificati.
Secondo analisi citate dal The New York Times, neutralizzare o controllare l’isola significherebbe colpire la principale fonte di entrate del regime iraniano, riducendo drasticamente le risorse finanziarie disponibili per lo Stato e per l’apparato militare.
In altre parole, un attacco riuscito contro Kharg potrebbe compromettere il flusso di valuta estera che sostiene l’economia iraniana e il suo sistema di difesa.
In pratica, il petrolio viene trasportato attraverso oleodotti fino ai terminal di carico dell’isola, dove enormi petroliere oceaniche fanno rifornimento prima di dirigersi verso Asia ed Europa.
Lo sviluppo di Kharg come hub petrolifero risale agli anni Sessanta e Settanta: l’Iran scelse questa località perché i fondali profondi consentono l’attracco delle superpetroliere, cosa rara lungo la costa del Golfo Persico.
Produzione petrolifera e spedizioni accelerate
Secondo i dati dell’OPEC, l’Iran è il terzo produttore del cartello petrolifero, con circa 3,3 milioni di barili di greggio al giorno, a cui si aggiungono circa 1,3 milioni di barili di condensati e altri liquidi energetici.
Nelle settimane precedenti all’escalation militare, Teheran avrebbe accelerato le esportazioni da Kharg.
Secondo un’analisi di J.P. Morgan citata dall’agenzia Agence France-Presse, tra il 15 e il 20 febbraio i carichi avrebbero raggiunto oltre 3 milioni di barili al giorno, quasi il triplo rispetto alla media abituale di 1,3–1,6 milioni di barili.



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