
“Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”. Con queste parole la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiarito la posizione dell’Italia di fronte all’escalation militare in Medio Oriente. Intervenendo ai microfoni di RTL 102.5, la premier ha ribadito che Roma segue con estrema attenzione l’evoluzione dello scontro tra Iran, Stati Uniti e Israele, ma non ha alcuna intenzione di partecipare direttamente al conflitto. Il governo italiano, ha spiegato Meloni, è impegnato a monitorare gli sviluppi diplomatici e militari, valutando soprattutto le possibili ripercussioni per l’Italia e per l’Europa, in un contesto internazionale che appare sempre più instabile.
Iran e tensioni nel Golfo: timori di escalation
Secondo la premier, l’Iran starebbe “bombardando sostanzialmente i Paesi vicini”, compresi quelli che negli ultimi anni avevano sostenuto i tentativi di accordo sul programma nucleare di Teheran. Un’escalation che, secondo diversi osservatori internazionali, rischia di destabilizzare l’intero Golfo Persico, area strategica per gli equilibri energetici globali.
Meloni ha sottolineato che una ripresa del negoziato sul nucleare iraniano resta auspicabile, ma appare difficile se Teheran continuerà con attacchi e azioni militari contro i Paesi della regione. Le cancellerie europee, insieme agli Stati Uniti, stanno infatti valutando possibili canali diplomatici per riaprire il dialogo, mentre cresce la preoccupazione per il rischio di un conflitto regionale più ampio.
Basi Usa in Italia: “Nessuna richiesta”
Uno dei punti più sensibili riguarda l’eventuale utilizzo delle basi militari statunitensi presenti in Italia. Su questo Meloni è stata netta: al momento non è arrivata alcuna richiesta da parte di Washington. La premier ha ricordato che l’uso delle installazioni militari americane sul territorio italiano è regolato da accordi bilaterali che risalgono al 1954, successivamente aggiornati nel tempo. Eventuali operazioni militari dovrebbero comunque rispettare questi protocolli e prevedere specifiche autorizzazioni.
Difesa del Golfo e sicurezza degli italiani
Pur mantenendo una posizione di non coinvolgimento diretto nel conflitto, l’Italia è pronta a contribuire alla sicurezza regionale. Come già annunciato da altri Paesi europei, Roma sta valutando l’invio di sistemi di difesa aerea ai Paesi del Golfo, colpiti dagli attacchi e dalle tensioni con l’Iran. Secondo Meloni si tratta di un supporto “difensivo”, motivato anche dalla presenza nell’area di decine di migliaia di cittadini italiani e circa duemila militari impegnati in missioni internazionali. Inoltre il Golfo Persico rappresenta uno snodo fondamentale per gli approvvigionamenti energetici globali, da cui dipende in parte anche la sicurezza economica europea.








