
La Cina sorprende ancora i mercati globali. Ad aprile le esportazioni sono cresciute del 14,1% su base annua, ben oltre le previsioni degli analisti che si fermavano attorno all’8,4%. Un dato che rilancia la forza industriale di Pechino nonostante i dazi americani, la crisi immobiliare interna e le tensioni geopolitiche legate alla guerra tra Stati Uniti e Iran.
Il risultato rappresenta anche una netta accelerazione rispetto al +2,5% registrato a marzo e rafforza la posizione del presidente Xi Jinping alla vigilia del delicato vertice con Donald Trump previsto a metà maggio.
Ripartono anche le esportazioni verso gli Stati Uniti
Il dato che più colpisce riguarda proprio il commercio con Washington. Dopo il crollo del 26,5% registrato a marzo, le esportazioni cinesi verso gli USA sono tornate a crescere dell’11,3%.
Un segnale che mette in discussione l’efficacia delle strategie protezionistiche Usa e conferma come molte aziende occidentali restino ancora fortemente dipendenti dalla manifattura cinese, soprattutto nei settori dell’elettronica, dei semiconduttori e dei macchinari industriali.
Secondo diversi osservatori internazionali, Pechino starebbe sfruttando la debolezza economica globale e le tensioni geopolitiche per consolidare ulteriormente il proprio ruolo nelle catene produttive mondiali.
L’Europa teme il surplus produttivo cinese
Dietro i numeri record emergono però nuove preoccupazioni. L’avanzo commerciale cinese è salito a 84,8 miliardi di dollari, alimentando i timori europei e statunitensi sull’eccesso di capacità produttiva sostenuta dai sussidi pubblici di Pechino.
Bruxelles osserva con crescente attenzione il boom cinese nei settori strategici come auto elettriche, robotica, batterie e microchip, dove il rischio di dumping industriale viene considerato sempre più concreto.
Negli ultimi mesi l’Unione Europea ha già avviato nuove indagini su aiuti di Stato e concorrenza sleale contro alcune aziende cinesi.
La guerra in Iran pesa anche sulla Cina
Nonostante la tenuta dell’export, nemmeno Pechino resta immune dalle tensioni internazionali. Il conflitto nel Golfo sta infatti facendo aumentare i costi energetici e i prezzi delle materie prime che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per le forniture asiatiche.
Secondo il Financial Times, diverse industrie cinesi stanno già affrontando rincari e problemi logistici nelle catene di approvvigionamento petrolchimiche. Un fattore che potrebbe rallentare la crescita nei prossimi mesi, soprattutto se la crisi mediorientale dovesse aggravarsi ulteriormente.
Xi si presenta al vertice da una posizione di forza
Per Xi Jinping i nuovi dati commerciali rappresentano un successo politico e negoziale importante. La Cina continua infatti a crescere grazie all’export mentre molte economie occidentali affrontano rallentamento, inflazione e tensioni energetiche.
Il summit con Trump potrebbe ora trasformarsi in un confronto molto più equilibrato del previsto, soprattutto sul rinnovo della tregua commerciale siglata lo scorso anno.
La domanda che inizia a circolare tra mercati e governi è sempre più chiara: nella nuova guerra economica globale, Pechino sta davvero vincendo la sfida contro Washington?






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