Meccanismo europeo di stabilità: perché è scoppiata la polemica

La Lega accusa il governo di aver accettato una modifica del meccanismo del salva stati peggiorativa per l’Italia. Ma il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno replica: “Nella riforma del Mes non c’è nessuna ristrutturazione automatica del debito”

Mes: perché è scoppiata la polemica

Il Meccanismo europeo di stabilità (Mes), il cosiddetto fondo salva-Stati, è uno dei pilastri dell’Ue per garantire la stabilità finanziaria dell’Eurozona, creato nel 2012 per far fronte agli choc innescati dalla crisi del debito sovrano e utilizzato nel salvataggio della Grecia.

In pratica, serve per fornire assistenza ai paesi dell’Eurozona in difficoltà finanziarie. Da circa due anni è in corso un negoziato per creare un Fondo monetario europeo (Fme). Il Mes - che è un’organizzazione intergovernativa regolata dal diritto pubblico internazionale con sede in Lussemburgo e i cui azionisti sono i paesi dell’Eurozona - è autorizzato a: concedere prestiti, acquistare titoli di debito, fornire assistenza finanziaria e sostenere la ricapitalizzazione di banche e istituzioni finanziarie.

C’è un però. Il Mes mette a disposizione risorse finanziarie ai Paesi in difficoltà ma solo a condizione che sia rispettato un piano di risanamento economico elaborato sulla base di un'analisi di sostenibilità del debito pubblico compiuta dalla Commissione europea insieme al Fondo monetario internazionale e alla Banca centrale europea.

Il 6 dicembre 2017 la Commissione europea ha presentato un pacchetto di proposte sul futuro dell’Ue che mira a migliorare la resilienza e l’integrazione dell’Eurozona. Tra le proposte contenute nel pacchetto, oltre a quella di istituire un ministro europeo dell’Economia e incorporare il Trattato Fiscal Compact nell’ordinamento giuridico dell’Ue, c'è anche quella per l’istituzione di un Fondo monetario europeo (Fme).

Nella Relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all'Ue per il 2019, il Governo afferma, con riferimento alla riforma del Mes, che “l’Italia sarà favorevole a iniziative volte a migliorare l’efficacia degli strumenti esistenti, ma si opporrà all’affidamento al Mes di compiti di sorveglianza macroeconomica degli Stati membri che rappresenterebbero una duplicazione delle competenze già in capo alla Commissione europea”.

Tanto è bastato per far scoppiare la polemica. La Lega accusa il governo di aver accettato una modifica del meccanismo del salva stati peggiorativa per l’Italia. La revisione del Trattato sul Mes “non è stata ancora sottoscritta”, ha replicato Palazzo Chigi, ricordando che quando il leader leghista era vicepremier il negoziato “è stato discusso in varie riunioni di maggioranza. Il fatto che ne scopra solo adesso l’esistenza è molto grave perché denota una imperdonabile trascuratezza per gli affari pubblici”.

La riforma del Mes, riconosce tuttavia Gianpaolo Galli, economista ed ex parlamentare Pd, “presenta dei problemi per l’Italia perché ribadisce che il Mes presta assistenza solo a paesi con debiti sostenibili, il che significa che chi ha un debito insostenibile deve preventivamente ristrutturare”. “Va anche detto però - prosegue Galli - che i nostri negoziatori sono riusciti a espungere la ristrutturazione automatica e preventiva del debito dei paesi che si rivolgessero al Mes per assistenza: la ristrutturazione non è automatica, perché dipende dall’esito dell’analisi di sostenibilità del debito”.

Poi, a mettere un punto per ora finale, ci pensa il presidente dell’Eurogruppo. Nella riforma del Meccanismo “non c’è nessuna ristrutturazione automatica del debito”, ha spiegato Mario Centeno.

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