Elezioni presidenziali in Slovacchia, in vantaggio la candidata anti-corruzione

Elezioni, in vantaggio la candidata anti-corruzione
Zuzana Caputova

In Slovacchia si è svolto sabato 16 marzo il primo turno delle elezioni che designeranno il presidente della Repubblica per i prossimi cinque anni. Sono 4,5 milioni i cittadini chiamati a scegliere tra 13 candidati. Dopo il conteggio del 20% dei voti è in vantaggio Zuzana Caputova (38,9%), seguita dal vicepresidente della Commissione europea Maros Sefcovic (19%) e dal giudice euroscettico Stefan Harabin (14,5).

L'avvocato liberale Caputova, data per favorita già alla vigilia, punta sulla necessità di restituire agli slovacchi la fiducia nella politica e nelle istituzioni, tema principale nella società slovacca dopo l'omicidio del giornalista Jan Kuciak e della sua compagna nel 2018, che ha portato a manifestazioni contro il Governo del premier Robert Fico (Smer, democratici sociali) e, in seguito, alle sue dimissioni. L'attuale presidente Andrej Kiska, il cui mandato si concluderà a giugno, non si è ricandidato e ha dato il suo sostegno a Caputova. Il ballottaggio si terrà il 30 marzo.

Intanto l’economia slovacca, strettamente legata a quella tedesca (il 23% dell’export finisce in Germania) - rischia di entrare in una spirale negativa, alimentata dal rischio di dazi Usa sulle auto europee, dalla riduzione della crescita e dalla massiccia presenza della criminalità organizzata. Il paese ha visto una forte crescita da quando è entrato nell'UE nel 2004, spinta soprattutto dalla delocalizzazione messa in atto da alcuni importanti produttori di auto, tra i quali Jaguar Land Rover e Volkswagen. La casa di Wolfburg è il più grande datore di lavoro privato in Slovacchia, dove produce per il mercato statunitense tre modelli di punta: Touareg, Audi Q7 e Porsche Cayenne. La Germania sarebbe probabilmente la più grande vittima delle tariffe statunitensi sulle auto, ma 8 dei 15 principali paesi che esportano auto negli Usa sono europei. Slovacchia, Ungheria e Finlandia sono tra questi.

Proprio perché fortemente orientata alle esportazioni, la flessione dell’economia dell’Eurozona ha indotto il ministero dell’Economia a rivedere al ribasso le previsioni di crescita per il 2019: scendono al 4%. Un valore considerevole, seppur in diminuzione. Ma, secondo altri analisti, il Pil potrebbe crollare al 3,2%.

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