Elezioni in India: la lotta è su Twitter, la battaglia su Facebook, la guerra su WhatsApp

Elezioni: la lotta è su Twitter, la battaglia su Fb, la guerra su WhatsApp

Elezioni spartiacque nel Karnataka. Il Bharatiya Janata Party, il partito induista del presidente Modi, tenta di strappare anche questo stato all'Inc, il Partito del Congresso che dall'indipendenza ha dominato la politica indiana, ma che dal 2014, anno del trionfo di Modi, è in arretramento in tutti gli stati.

Il nuovo re è Whatsapp

In questo stato meridionale di 49 milioni di elettori il confronto politico è stato durissimo. Uno scontro tra Bjp e Inc intercorso in gran parte sui social, sul nuovo re dei social in India, Whatsapp. In quattro anni è cambiato tutto: ai tempi delle elezioni in cui vinse Modi, la piattaforma regina era Facebook. Ora con i suoi 250 milioni di utilizzatori è Whatsapp, che d'altronde sempre alla galassia Facebook appartiene, visto che è stato acquistato da Mark Zuckerberg, proprio nel 2014, per 19 miliardi di dollari.

Costituiti 50 mila gruppi

Ebbene sul Whatsapp indiano in questo appuntamento elettorale è successo di tutto. I due blocchi contrapposti hanno istituito 50 mila “gruppi Whatsapp” ciascuno e i normali annunci di campagna elettorale sono stati seppelliti da notizie false, di appelli alla mobilitazione violenta, da falsi sondaggi, come quello attribuito alla Bbc che dava una strabordante vittoria al Bjp sempre minoritario nel Karnataka (che, in effetti, poi ha vinto con il 47% dei voti circa, ma senza raggiungere la maggioranza dei seggi, ndr) o da vere e proprie macchinazioni per infangare la parte avversa con file audio o video.

L’intervento di Whatsapp è stato inutile

Il tutto ha incendiato il settarismo e la contrapposizione che in India da politica diventa facilmente religiosa, e viceversa, con il Bjp che è il partito di riferimento per la maggioranza indù e il Congresso più ecumenico e, quindi, votato anche dai musulmani. I manager Whatsapp locali hanno tentato di arginare le falsificazioni e le scorrettezze che hanno viaggiato sulle proprie reti, ma con scarso successo. La sintesi l'ha pronunciata uno stratega politico in campo in questa campagna elettorale: "Lottiamo su Twitter. La battaglia è su Facebook. La guerra è su WhatsApp".

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