
Pedro Sánchez ha deciso di giocare d’anticipo: dopo la sconfitta parlamentare sui provvedimenti per la casa, il premier ha sciolto le Cortes Generales, il Parlamento spagnolo, convocando gli elettori il 29 novembre. L’obiettivo dichiarato è ottenere una maggioranza progressista più ampia per completare il programma di governo.
La casa diventa il terreno dello scontro
Il tema abitativo è ormai una delle principali emergenze politiche spagnole. Il governo ha subito una pesante battuta d’arresto con la bocciatura di due decreti sulla casa, mentre nelle principali città continuano le proteste contro il costo degli affitti e la difficoltà di accesso all’abitazione. Sánchez punta proprio su questa frattura per trasformare la crisi in un tema elettorale favorevole alla sinistra.
PP avanti, Vox decisivo
Il problema per Sánchez è nei numeri. Secondo la media dei sondaggi elaborata da RTVE, il Partido Popular (PP) di Alberto Núñez Feijóo è accreditato di circa 137 seggi, il PSOE di Sánchez di 104 e Vox di 65. PP e Vox supererebbero così quota 200, ben oltre i 176 seggi necessari per la maggioranza assoluta.
La destra può tornare al governo
Anche l’ultimo barometro Sigma Dos vede il PP primo con il 32,6%, davanti al PSOE al 25,6% e Vox al 18,3%, con una potenziale maggioranza parlamentare tra popolari e destra radicale. Ma i sondaggi restano una fotografia del momento: la campagna ufficiale deve ancora iniziare e quasi due mesi di confronto possono cambiare gli equilibri.
Il vero dilemma: Feijóo o Sánchez
Il voto del 29 novembre potrebbe quindi diventare uno spartiacque per la Spagna. Sánchez chiede agli elettori di scegliere tra continuità progressista e “ritorno indietro”; Feijóo punta invece a trasformare il malcontento verso il governo in una vittoria del centrodestra. Ma per il PP la variabile decisiva resta Vox: se i numeri saranno confermati, la formazione di Santiago Abascal potrebbe avere la chiave della Moncloa.









