Europarlamento, bufera sul patto segreto tra PPE e AfD: una chat svela l’accordo sull’immigrazione


Un’inchiesta dell’agenzia tedesca DPA rivela contatti riservati tra il gruppo popolare europeo e partiti della destra radicale per far passare una nuova stretta sulle politiche migratorie. Nel mirino la presunta collaborazione con l’AfD tedesca

Europarlamento, bufera sul patto segreto tra PPE e AfD
Manfred Weber

Una chat riservata su WhatsApp, incontri privati tra eurodeputati e un voto decisivo in commissione: sono questi gli elementi che stanno alimentando una polemica politica all’interno del Parlamento Europeo.

Secondo un’inchiesta pubblicata dall’agenzia tedesca Deutsche Presse-Agentur, esponenti del gruppo del Partito Popolare Europeo avrebbero collaborato con partiti della destra radicale, tra cui Alternative für Deutschland, per ottenere la maggioranza su una proposta legislativa destinata a inasprire le politiche migratorie dell’Unione Europea.

Le conversazioni interne mostrerebbero come la proposta sia stata discussa e modificata con il contributo diretto di parlamentari appartenenti ai gruppi della destra europea.

Il ruolo di Manfred Weber e il “firewall” contro l’estrema destra

Al centro della controversia c’è Manfred Weber, leader del gruppo PPE e figura di primo piano della politica europea. Negli ultimi mesi Weber aveva ribadito più volte l’esistenza di un “firewall” politico contro l’estrema destra, sostenendo che non esistesse alcuna cooperazione strutturata con partiti come l’AfD. Le rivelazioni dell’inchiesta mettono però in discussione questa linea ufficiale. Un portavoce del PPE ha rifiutato di commentare se Weber fosse a conoscenza del gruppo WhatsApp e degli incontri informali tra deputati popolari e rappresentanti dei partiti di destra.

L’accordo per sbloccare la nuova stretta sull’immigrazione

La collaborazione sarebbe nata dopo mesi di stallo tra le principali famiglie politiche europee. Nel Parlamento europeo, infatti, PPE, socialisti e liberali formano tradizionalmente una sorta di maggioranza informale, pensata proprio per evitare alleanze con la destra radicale.

Ma sul tema migratorio l’accordo tra i gruppi centristi non è stato trovato. Dopo il rifiuto dei socialdemocratici di sostenere il progetto dei “centri di rimpatrio” in Paesi extra UE, il PPE avrebbe cercato nuovi voti tra i gruppi della destra, tra cui European Conservatives and Reformists, Patriots for Europe, ed Europe of Sovereign Nations (dove siedono gli eurodeputati dell’AfD).

La chat segreta e gli emendamenti della destra

Secondo la ricostruzione dell’inchiesta, il PPE avrebbe presentato il testo della proposta legislativa all’interno del gruppo WhatsApp condiviso con rappresentanti dei partiti di destra. Gli staff parlamentari avrebbero suggerito modifiche e integrazioni, alcune delle quali sarebbero state accettate.

Tra le proposte discusse figura anche un emendamento sostenuto dalla deputata dell’AfD Mary Khan, che chiedeva controlli più rigidi sull’età dei richiedenti asilo, con la possibilità di effettuare esami medici per verificare se i migranti dichiarati minorenni lo siano realmente. In un messaggio interno citato dall’inchiesta, membri del PPE avrebbero scritto: “Possiamo appoggiarla”, riferendosi proprio alla proposta avanzata dall’AfD.

L’incontro riservato tra eurodeputati

Pochi giorni dopo la creazione della chat, il 4 marzo, quattro eurodeputati dei gruppi coinvolti si sarebbero incontrati di persona per definire il testo finale della proposta. Dopo l’accordo, nella chat sarebbe comparso il messaggio: “Grazie per questa eccellente collaborazione”.

La proposta sui “centri di rimpatrio” fuori dall’UE

Il progetto legislativo al centro della controversia riguarda la creazione di centri di rimpatrio in Paesi terzi. Secondo la proposta, i migranti che non possono essere rimpatriati direttamente nel proprio Paese d’origine potrebbero essere trasferiti in strutture situate fuori dall’Unione Europea, dove resterebbero in attesa di ulteriori decisioni.

Il modello si ispira a esperimenti già discussi in Europa e sostenuti da diversi governi, tra cui quello tedesco guidato da Friedrich Merz e quello italiano di Giorgia Meloni, che puntano a ridurre la pressione sui sistemi di asilo europei.

Una nuova frattura nella politica europea

La vicenda evidenzia una dinamica sempre più evidente nella politica europea: il crescente peso delle forze conservatrici e sovraniste nella definizione delle politiche migratorie.

Se confermata, la collaborazione tra popolari e destra radicale potrebbe cambiare gli equilibri dell’Europarlamento e mettere in discussione il tradizionale sistema di alleanze tra i principali gruppi europei.

Fonte
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