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Con 418 voti favorevoli, 218 contrari e 30 astensioni, il Parlamento europeo ha dato il via libera definitivo al nuovo Regolamento sui rimpatri dei cittadini di Paesi terzi presenti irregolarmente nell’Unione.
La riforma punta ad aumentare l’efficacia delle espulsioni, uno dei principali punti deboli delle politiche migratorie europee: secondo le più recenti stime della Commissione, meno di un quarto dei provvedimenti di espulsione emessi viene effettivamente eseguito.
Centri di rimpatrio fuori dall’Ue
Tra le novità più significative figura la possibilità di trasferire i migranti irregolari, esclusi i minori non accompagnati, in centri di rimpatrio situati in Paesi terzi.
Una misura che richiama il modello promosso dall’Italia con il protocollo siglato con l’Albania e che potrebbe aprire la strada a nuove partnership tra Bruxelles e Stati extraeuropei per la gestione dei flussi migratori.
Meloni: “Successo storico dell’Italia”
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito il voto “un grande successo italiano”, sostenendo che il nuovo regolamento recepisce un’impostazione portata avanti dal governo italiano negli ultimi anni.
Secondo Palazzo Chigi, le nuove norme consentiranno procedure più rapide per l’allontanamento di chi non ha diritto a restare nell’Unione Europea e rafforzeranno il controllo delle frontiere esterne.
Divisioni politiche in Europa
Il provvedimento è stato sostenuto dal Partito Popolare Europeo e dalle forze conservatrici e sovraniste, che parlano di svolta storica nella gestione dell’immigrazione.
Di segno opposto le critiche delle forze progressiste e del Movimento 5 Stelle, che denunciano il rischio di violazioni dei diritti fondamentali, l’aumento dei costi per i Paesi di primo approdo e una gestione sempre più securitaria del fenomeno migratorio.
Una nuova fase per la politica migratoria europea
Il voto dell’Eurocamera segna uno dei cambiamenti più rilevanti degli ultimi anni nella strategia europea sull’immigrazione. L’obiettivo dichiarato è aumentare i rimpatri effettivi e ridurre l’immigrazione irregolare, ma il confronto politico e giuridico sulle nuove misure è destinato a proseguire ancora a lungo.









