
L’Europa si divide ancora sul fronte economico.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha respinto la richiesta di Italia e Spagna di sospendere o allentare il Patto di stabilità e crescita per affrontare la crisi energetica.
La linea è chiara: niente deroghe senza una vera recessione. “La clausola di salvaguardia si attiva solo in caso di crisi grave. E non è questo il momento”, ha spiegato.
I miliardi inutilizzati: il nodo delle risorse
Bruxelles punta il dito su un altro dato: i fondi già disponibili ma non utilizzati.
Secondo la Commissione, ci sono circa 300 miliardi di euro mobilitabili per energia e transizione, tra cui fondi del Next Generation EU e politiche di coesione. Di questi, ben 95 miliardi non sono ancora stati spesi.
Il messaggio agli Stati membri è netto: prima utilizzare le risorse esistenti, poi discutere di nuova flessibilità.
Bilancio UE 2028-2034: lo scontro sulle priorità
Il confronto si inserisce nel negoziato sul nuovo bilancio pluriennale europeo da 2.000 miliardi di euro.
Da una parte i cosiddetti “Paesi frugali”, guidati da Germania e Paesi Bassi, contrari a nuovo debito comune e a un aumento della spesa.
Dall’altra, un fronte più ampio – che include Italia, Spagna, Francia e Polonia – favorevole a maggiori investimenti e a strumenti più flessibili.
Il cancelliere Friedrich Merz è stato esplicito: niente nuovi debiti né eurobond.
Tagli e nuove priorità: cosa cambia
La proposta della Commissione rivoluziona anche la struttura del bilancio UE.
Meno fondi per agricoltura e coesione – con possibili perdite fino al 14% per alcuni Paesi come l’Italia – e più risorse per settori strategici: difesa, energia, innovazione, intelligenza artificiale.
Sul tavolo anche il peso crescente del rimborso del debito comune europeo, stimato in circa 150 miliardi nei prossimi anni.
Energia e geopolitica: pressione crescente
La crisi energetica, aggravata dalle tensioni in Medio Oriente e dai rischi sulle rotte globali, resta al centro del dibattito.
I leader UE hanno riconosciuto che il piano energetico europeo attuale non è sufficiente, incaricando i ministri delle Finanze di studiare nuove misure.
Italia e Spagna spingono anche per interventi sugli extraprofitti energetici e per una proroga del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ma al momento Bruxelles non apre.
Un’Europa sempre più divisa
Il vertice informale di Nicosia ha messo in luce una frattura sempre più evidente tra Nord e Sud Europa, tra rigore e flessibilità, tra disciplina fiscale e necessità di investimenti.
Una divisione destinata a pesare non solo sui conti pubblici, ma anche sulle scelte strategiche dell’Unione nei prossimi anni.




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