
L’Unione Europea invita l’Italia a concentrarsi prima sull’utilizzo delle risorse già disponibili piuttosto che chiedere nuova flessibilità fiscale sul fronte energetico.
La risposta della Commissione europea arriva dopo la lettera inviata dalla premier Giorgia Meloni alla presidente Ursula von der Leyen, in un momento in cui il rialzo dei prezzi energetici e le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno aumentando la pressione su famiglie, imprese e governi europei.
L’UE: “Ci sono ancora miliardi inutilizzati”
Secondo Bruxelles, la priorità attuale non è creare nuovi strumenti finanziari, ma accelerare l’impiego dei fondi europei già stanziati.
La Commissione ricorda infatti che attraverso programmi come Next Generation EU, fondi di coesione e Fondo per la modernizzazione sono stati messi a disposizione circa 300 miliardi di euro per il settore energetico, di cui circa 95 miliardi risultano ancora non utilizzati.
Prezzi dell’energia e tensioni globali
L’intervento arriva mentre i mercati energetici internazionali restano estremamente volatili. Le tensioni nello Stretto di Hormuz, il rischio di interruzioni nelle forniture e il nuovo rialzo del petrolio stanno alimentando timori per una nuova ondata inflazionistica in Europa.
Per questo diversi governi europei, inclusa l’Italia, chiedono maggiore margine fiscale per sostenere investimenti energetici e misure di contenimento dei costi.
Aiuti di Stato più flessibili
Bruxelles sottolinea però di aver già allentato le regole sugli aiuti di Stato per consentire agli Stati membri di sostenere più facilmente imprese e investimenti strategici nel settore energetico.
Parallelamente, la Commissione punta anche a mobilitare maggiori capitali privati per accelerare la transizione energetica e rafforzare la sicurezza delle forniture europee.
L’Europa monitora la crisi
Pur evitando commenti diretti sulla lettera del governo italiano, la Commissione europea ha ribadito di seguire “molto da vicino” l’evoluzione della situazione energetica internazionale.
Bruxelles si dice pronta a intervenire ulteriormente “se necessario”, sfruttando le flessibilità già esistenti nel quadro economico europeo.










