Copyright, il Parlamento europeo approva la riforma

Copyright, il Parlamento europeo approva la riforma
Aula del Parlamento europeo

Il Parlamento europeo ha approvato il 12 settembre la proposta di riforma del copyright con 438 voti a favore, 226 contro e 39 astensioni. Gli eurodeputati della Lega e del M5S hanno votato contro. A favore si è, invece, espressa la maggioranza dei Popolari (Ppe) e dei Socialisti e Democratici. Spaccature si sono, poi, registrate nel gruppo dei Liberali, dell'Ecr e nell'Efdd, di cui fanno parte gli eurodeputati pentastellati. Anche il gruppo delle destre Enf (di cui fa parte la Lega) si è diviso, mentre la maggioranza dei Verdi ha votato contro la riforma.

È stato anche adottato a maggioranza il mandato per cominciare i negoziati con Consiglio e Commissione Ue, necessari per arrivare alla definizione del testo legislativo finale. Per questo motivo il testo approvato potrebbe subire modifiche nei prossimi mesi, fino al voto definitivo nel prossimo 2019. Nel caso in cui la riforma superasse anche quest’ultimo ostacolo dovrà poi essere recepita dai singoli paesi. Dunque, tempi piuttosto lunghi.

È comunque "un buon segnale per l'industria creativa e culturale europea", secondo il relatore del provvedimento, il popolare tedesco Axel Voss. Gli fa eco Antonio Tajani. "La direttiva sul diritto d'autore è una vittoria per tutti i cittadini. Oggi l’Aula ha scelto di difendere la cultura e la creatività europea e italiana, mettendo fine al far-west digitale", si legge in un tweet del presidente del Parlamento. Ma non arrivano soltanto elogi. "Una pagina nera per la democrazia e la libertà dei cittadini. Con la scusa della riforma del copyright è stata di fatto legalizzata la censura preventiva. Il testo approvato oggi contiene l'odiosa link tax e i filtri ai contenuti pubblicati dagli utenti." È l’interpretazione dell'europarlamentare del Movimento 5 Stelle, Isabella Adinolfi.

Al di là delle dichiarazioni politiche, il Parlamento europeo sostiene l’idea che il diritto d’autore debba essere pagato sempre anche sulla Rete. I deputati hanno stabilito che giornalisti, editori, musicisti e creativi di ogni genere debbano essere retribuiti per l’utilizzo delle proprie creazioni da piattaforme di condivisione come YouTube o Facebook e aggregatori di notizie come Google News. I giganti del web saranno inoltre responsabili per ciò che finisce sui propri spazi. Vietata la riproduzione, anche se parziale, dei contenuti. Si potrà utilizzare solo l’hyperlink con una sola parola. C’è comunque una via d’uscita: le start-up e le imprese fino a un massimo di 250 dipendenti sono escluse dalle nuove regole.

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