L’Italia è un contributore netto dell'Ue. Ma non è "colpa" di Bruxelles

Nel 2017 il contributo netto dell’Italia al bilancio europeo è stato di poco meno di 3 miliardi di euro. E nel quadro programmatico 2014-2020 le risorse stanziate per l’Italia ammontano a 73 mld: ma a fine 2017 solo il 13% era stato utilizzato

L’Italia è un contributore netto. Ma non è "colpa" di Bruxelles

Secondo gli ultimi dati disponibili, del 2017, il bilancio comunitario ammonta a poco meno di 140 miliardi di euro e non può andare in deficit. Una parte delle risorse arrivano da dazi doganali su beni provenienti da paesi extra-Ue. Il resto è finanziato dal gettito Iva e dai contributi provenienti dai singoli Stati. Questi ultimi rappresentano la parte più consistente: nel 2017 ammontavano a più del 56% del totale delle entrate, ossia 78 mld.

 

Per fare in modo che l’onere sia equamente distribuito tra gli stati membri, si impone un’aliquota di prelievo che dipende dal reddito annuo lordo del paese in questione e che può variare di anno in anno, a seconda delle spese che devono essere coperte nel bilancio.

Il contributo totale italiano al bilancio europeo per il 2017 è stato di 12 mld. Guardando la cifra in valore assoluto, l’Italia si posiziona tra i maggiori contribuenti dell’Unione, superata solo da Germania e Francia. In termini relativi il contributo del nostro paese si classifica al 13° posto.

Con i suoi 9,8 mld ricevuti nel 2017 l’Italia è quarta, dopo Francia, Polonia e Germania, e la principale voce di spesa è il finanziamento all’agricoltura: più di 4 mld. Dunque, numeri alla mano, al netto di quanto riceviamo, contribuiamo al bilancio Ue per 2,2 mld.

Il paradosso è che in questo caso si stanno considerando solo le risorse versate e non quelle stanziate. Ma per accedere a queste ultime i singoli paesi devono presentare specifici progetti. Per quanto riguarda l’Italia, nel quadro programmatico 2014-2020, i fondi disponibili ammontano a 73 mld. Peccato che, a fine 2017, solo il 13% era stato utilizzato.

Senza contare il fatto che una porzione significativa delle risorse messe a disposizione dall’Ue viene stanziata in base a criteri competitivi, dunque i fondi disponibili potrebbero aumentare con una maggiore capacità di spesa e una programmazione più puntuale.

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