Ue divisa sulle nomine. Merkel non è più l’ago della bilancia

Fallito il piano della cancelliera. La trattativa prosegue a oltranza

Non c'è accordo sulle nomine. Angela Merkel non è più l’ago della bilancia

Il socialista olandese Frans Timmermans alla Commissione, Manfred Weber al Parlamento, e il premier liberale belga Charles Michel alla guida del Consiglio Ue. A Parigi andrebbe invece la presidenza della Bce, con il governatore della Banca di Francia, Villeroy de Galhau. L'accordo, sponsorizzato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, è naufragato nella notte. E segna il declino politico della leader tedesca.

Prima il sostegno alla candidatura di Timmermans con il sostegno di Germania, Francia, Olanda e Spagna. Poi la rivolta. Una sollevazione nel partito popolare e dei quattro Paesi dell’Est del gruppo Visegrád ha frenato la candidatura del vicepresidente socialista della Commissione europea a diventare il prossimo numero uno dell‘organo esecutivo dell’Ue al posto del lussemburghese Jean-Claude Juncker.

Per la prima volta, i due principali partiti (Popolari e Socialdemocratici) hanno bisogno del liberali di RE (la formazione di Macron) e forse anche dei Verdi per ottenere la maggioranza. Tuttavia il premier popolare ungherese Vicktor Orbán, che è stato messo sotto accusa da Timmermans per violazioni dello Stato di diritto in Ungheria, si è opposto. Gli altri tre premier di Visegrád (Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia) e, a distanza, il vicepremier Matteo Salvini hanno appoggiato Orbán. Ma, soprattutto, altri leader popolari hanno bocciato Timmermans. “Come Ppe non abbiamo approvato il pacchetto di Osaka”, ha detto il premier irlandese Leo Vardkar. “No” netto è arrivato dal presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani di Forza Italia/Ppe: “Continueremo a sostenere il principio dello spitzenkandidat e la candidatura di Weber” per il dopo Juncker.

La trattativa prosegue a oltranza.

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