Il No dell’Ue a Macedonia del Nord e Albania potrebbe costare caro. E lasciare un vuoto pericoloso

Il rifiuto dei Paesi Ue di aprire i negoziati di allargamento con Albania e Macedonia del Nord evidenzia la mancanza di una visione comune tra la Commissione e il Consiglio europeo. Questo ennesimo rinvio rischia di lasciare un vuoto che Russia e Cina si candidano a riempire

Il No a Macedonia del Nord e Albania potrebbe costare caro

Dopo il fiasco dell’ultimo Consiglio europeo (17 e 18 ottobre), l’intera politica dell’Unione nei Balcani viene messa in discussione.

Il rinvio dell’apertura dei negoziati di adesione con l’Albania e la Macedonia del Nord per la terza volta in sedici mesi è stato deciso (nei giorni scorsi) sebbene la Commissione europea ritenga che i due paesi soddisfino attualmente tutti i criteri necessari. Ma in particolare la Francia si è opposta. E ora sale il rischio che i paesi dell’Europa sudorientale cerchino nuovi partner, come la Russia.

Il Consiglio europeo dovrà ridiscutere nuovamente dell’allargamento prima del vertice Ue-Balcani occidentali che si terrà a Zagabria nel maggio 2020.

Nel febbraio 2018, la Commissione europea aveva adottato “una prospettiva di allargamento credibile per i Balcani occidentali”, riaffermando il futuro europeo della regione, all’interno di un continente stabile e unito, e fissando l’orizzonte del 2025 per l’integrazione di Montenegro e Serbia. Ma Belgrado e Podgorica non sembrano aver fatto molti progressi nell’ultimo anno e mezzo.

E il rifiuto del Consiglio europeo giunge nello stesso momento in cui l’Ue è preoccupata per l’influenza sempre più visibile di attori esterni all’Europa, come la Russia e la Cina.

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