Venezuela, Mosca: “Un golpe degli Usa”. Ultimatum di Macron, Merkel e Sanchez

Onu: riunione del Consiglio di Sicurezza. La Russia accusa gli Usa. I leader Ue: pronti a riconoscere Guaidó. Il segretario di Stato statunitense Pompeo: libere elezioni

Mosca: “Un golpe degli Usa”. Ultimatum di Macron-Merkel-Sanchez a Maduro
Nicholas Maduro

All’Onu i toni si sono fatti molto aspri. Washington ha chiesto al mondo di riconoscere il presidente ad interim Juan Guaidó, mentre Mosca ha accusato l’amministrazione statunitense di aver organizzato un colpo di Stato. L’Ue intanto ha dato un ultimatum a Nicholas Maduro: se non accetterà presto di tenere nuove elezioni “eque, libere e democratiche”, anche Bruxelles riconoscerà il leader dell’opposizione come nuovo presidente. Il primo segnale concreto lo ha lanciato il Regno Unito, che si è rifiutato di restituire al regime venezuelano riserve auree per 1,2 miliardi di dollari depositate a Londra.

Maduro, che è al potere dal 2013 dopo la morte di Hugo Chavez, ha rotto le relazioni diplomatiche con gli Usa, dando un ultimatum di 72 ore agli americani per chiudere l’ambasciata a Caracas e ritirare i propri rappresentanti. Washington ha ridotto il personale, ma si rifiuta di chiudere. E il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha attaccato Russia e Cina, accusandole di “sostenere un regime fallito nella speranza di recuperare miliardi di dollari spesi in investimenti sbagliati”. La risposta dell’ambasciatore di Mosca, Vassily Nebenzia, è stata dura: “Se c’è qualcosa che rappresenta una minaccia per la pace e la sicurezza, sono le azioni vergognose e aggressive degli Stati Uniti e dei loro alleati, per cacciare un presidente legittimamente eletto del Venezuela, cercando di organizzare un colpo di Stato”.

La tensione sale e sul terreno si preparano le prime mosse. Secondo l’agenzia Reuters, un gruppo di mercenari russi sono già a Caracas, per garantire la protezione personale di Maduro, che è ormai all'angolo. Non è ancora un pugile suonato ma rischia di diventarlo presto: il 30 gennaio è in programma una nuova, si prevede imponente, manifestazione popolare. Ma se non dovesse riuscire a rovesciare il regime nei prossimi giorni, Washington ha un piano B: congelare i fondi venezuelani detenuti all’estero e le importazioni di petrolio. Con il fine di soffocare la preda.

Il presidente venezuelano ha assicurato via Twitter che "non riposeremo fino a quando non avremo sconfitto il colpo di Stato con cui si pretende di interferire nella vita politica del Venezuela, mettere da parte la nostra sovranità e instaurare un governo fantoccio dell'Impero statunitense".

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