USA, l’allarme degli ex 007: “Trump sta concentrando troppo potere”. È una questione di pesi e contrappesi

Oltre 400 ex funzionari della sicurezza nazionale riuniti in The Steady State denunciano l’indebolimento dei contrappesi istituzionali e temono una deriva autoritaria

L’allarme degli ex 007: “Trump sta concentrando troppo potere”

Negli Stati Uniti cresce il confronto sui limiti del potere presidenziale. A lanciare l’allarme è The Steady State, rete che riunisce oltre 400 ex funzionari dell’intelligence e della sicurezza nazionale, secondo cui il secondo mandato di Donald Trump sta mettendo sotto pressione alcuni dei tradizionali contrappesi della democrazia americana.

Secondo gli ex 007, il problema non sarebbe una singola decisione, ma una progressiva concentrazione dell'autorità: maggiore controllo politico sulle strutture di intelligence, rimozioni e ridimensionamenti del personale e crescente conflitto con istituzioni considerate indipendenti.

Intelligence sotto pressione

Un segnale particolarmente significativo arriva dall’Office of the Director of National Intelligence (ODNI). Secondo il Washington Post, dal primo giugno l’agenzia avrebbe perso circa 200 persone tra licenziamenti e riassegnazioni, dopo una precedente riduzione dell’organico già avviata dall’amministrazione.

Per gli ex funzionari, il rischio è che la riorganizzazione dell'apparato di sicurezza finisca per ridurre l'autonomia professionale delle agenzie e aumentare la dipendenza delle valutazioni dall'indirizzo politico della Casa Bianca.

Il nuovo fronte: le elezioni del 2026

La partita più delicata potrebbe però essere quella elettorale. Trump ha rilanciato a luglio accuse secondo cui la Cina avrebbe interferito nelle elezioni presidenziali del 2020, presentando nuove informazioni declassificate come prova delle vulnerabilità del sistema elettorale. La Casa Bianca sostiene che documenti precedentemente non disponibili dimostrino la capacità di potenze straniere di compromettere le infrastrutture elettorali.

Il tema assume un peso particolare in vista delle elezioni di midterm del novembre 2026, quando gli americani saranno chiamati a rinnovare il Congresso.

Lo scontro sul voto per posta

Nel frattempo, i tribunali federali stanno già frenando alcune iniziative dell'amministrazione. L'11 agosto un giudice federale ha nuovamente bloccato parti dell'ordine esecutivo di Trump volto a modificare le regole sul voto per posta, sostenendo che l'esecutivo federale non dispone dell'autorità costituzionale per imporre unilateralmente tali cambiamenti alle procedure elettorali degli Stati.

È un passaggio importante perché mostra che i contrappesi istituzionali continuano a funzionare, almeno su alcuni fronti.

Il vero rischio? L'assuefazione

È proprio questo il punto sollevato dagli ex funzionari: il pericolo non sarebbe soltanto ciò che un presidente può fare, ma quanto rapidamente comportamenti un tempo considerati eccezionali possano diventare la nuova normalità.

The Steady State, che dichiara di avere oltre 400 membri provenienti da intelligence, difesa, diplomazia e apparati di sicurezza, sostiene di voler difendere Stato di diritto, Costituzione e indipendenza istituzionale.

La domanda, dunque, non è soltanto quanto potere abbia oggi Donald Trump. È quali limiti il sistema politico e giudiziario statunitense sarà ancora in grado di imporre alla Casa Bianca.

Il paradosso USA

Gli Stati Uniti restano una democrazia dotata di istituzioni forti, un sistema giudiziario indipendente, un Congresso, governi statali e una società civile estremamente articolata. Ma proprio lo scontro in corso dimostra quanto siano diventati centrali i checks and balances, cioè quei meccanismi costituzionali pensati per impedire che il potere presidenziale diventi assoluto.

Il test decisivo potrebbe arrivare con le midterm di novembre: non soltanto un referendum politico su Trump, ma una prova concreta della capacità delle istituzioni USA di mantenere separazione dei poteri e autonomia elettorale.

Fonte
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