Armi da fuoco, l'Italia segue il cattivo esempio statunitense?

Armi da fuoco, l'Italia segue il cattivo esempio statunitense?

Dopo l’ennesima strage negli Sati Uniti, torna ancora una volta sulla scena il tema sulla detenzione di armi. Tredici morti in un bar l'8 novembre che si aggiungono agli undici di pochi giorni fa deceduti in una sinagoga. Per Trump la soluzione è semplice: più guardie armate e la pena di morte deve essere applicata maggiormente. Niente, invece, sull’uso delle armi.

Negli Stati Uniti la regolamentazione si limita a un controllo dei precedenti per impedire ai negozi di vendere armi ai criminali e agli psicolabili. Ma visto che il 40% delle vendite avviene tra privati, è facile (e legale) ottenere un’arma anche per criminali e psicolabili.

In Italia – si chiede Nicola Persico sul sito lavoce.info - stiamo andando nella stessa direzione? Il decreto legge 104/2018 riduce gli ostacoli alla detenzione di armi in casa: d’ora in avanti, si dovrà soltanto presentare un certificato Asl che attesti l’assenza di malattie mentali. Il decreto è la risposta politica a una promessa elettorale di Matteo Salvini: tutelare l’esercizio della legittima difesa. Il punto ancora più interessante è che durante la campagna elettorale Salvini si è impegnato a consultarsi con la lobby italiana delle armi, rappresentata dal Comitato Direttiva 477 (Associazione per la difesa dei diritti dei detentori legali di armi). Il che porta l’attenzione sull’attività di lobbying. Il Comitato promuove gli interessi dei detentori legali di armi con l’obiettivo di bloccare le regolamentazioni europee tese a ridurre l’accesso alle armi da fuoco.

Negli Stati Uniti, i detentori di armi da fuoco sono rappresentati dalla National Rifle Association. Fondata nel 1871, è una delle lobby Usa più influenti a livello elettorale e basa il proprio potere non sul denaro, ma sulla capacità di mobilitare e coordinare attivisti a livello locale contro qualsiasi candidato che si schieri a favore di una maggiore regolamentazione delle armi.

In Italia, la lobby dei detentori di armi non è ancora potente come la Nra; tuttavia, come negli Usa, è politicamente influente perché è capace di coordinare consenso e portare voti. Si tratta di un fenomeno nuovo e diverso dalle lobby “tradizionali” dei settori industriali e che mira a intercettare i gruppi di pressione provenienti “dal basso”. Non a caso, Comitato Direttiva 477 rappresenta i detentori e non i produttori di armi.

Ciò siginfica che sulla regolamentazione delle armi da fuoco l’Italia sta seguendo le orme degli Stati Uniti? Secondo Persico, i rischi in tal senso sono concreti.

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