
Flávio Bolsonaro, senatore ed esponente della destra brasiliana, ha lasciato il Brasile per gli Stati Uniti dopo la sconfitta alle elezioni presidenziali del 25 ottobre contro il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva. La sua partenza è avvenuta nonostante l’ordine del giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes di consegnare i passaporti e di non lasciare il Paese. Le autorità non hanno chiarito pubblicamente il percorso seguito per espatriare.
Trump concede i visti, ma l’asilo non è confermato
L’amministrazione di Donald Trump ha annunciato che rilascerà visti a Flávio Bolsonaro e alla sua famiglia, consentendo loro di entrare negli Stati Uniti. Non risulta però confermata una concessione formale dell’asilo politico: si tratta di due procedure differenti. Il trasferimento rischia di aumentare le tensioni diplomatiche tra Washington e Brasilia, già divise da contrasti politici e commerciali.
Le indagini e il rischio di nuove conseguenze giudiziarie
Flávio Bolsonaro è indagato in Brasile in procedimenti che riguardano presunte irregolarità finanziarie, tra cui sospetti di riciclaggio. La vicenda richiama quella di Jair Bolsonaro, ex presidente e padre di Flávio, condannato in Brasile a 27 anni di carcere per il tentativo di colpo di Stato seguito alla sconfitta elettorale del 2022. Anche il fratello Eduardo Bolsonaro si trova negli Stati Uniti. La famiglia mantiene rapporti politici con Trump, che ha più volte criticato le iniziative giudiziarie brasiliane contro i Bolsonaro.
Lula rafforza la propria posizione, ma lo scontro continua
La vittoria di Lula conferma la permanenza al governo della sinistra in Brasile, la maggiore economia dell’America Latina. La decisione di Flávio di lasciare il Paese, senza riconoscere pienamente la sconfitta, apre ora un nuovo capitolo dello scontro politico. Le possibili ripercussioni riguardano non soltanto la giustizia brasiliana, ma anche le relazioni con gli Stati Uniti e gli equilibri politici macroregionali.








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