CO2, l’Eni insiste. Vuole stoccare 500 mln di tonnellate sotto il mare a Ravenna

Il cosiddetto ‘Carbon Capture and Storage’ divide esperti, scienziati e ambientalisti. Tra chi lo ritiene uno strumento imprescindibile per far tornare l’anidride carbonica nell’atmosfera a livelli preindustriali e chi pensa che investire soldi su tali tecniche non farà altro che ritardare la transizione verso le energie rinnovabili a emissioni zero.

CO2, l’Eni insiste. Vuole stoccare 500 mln di tonnellate sotto il mare

I giacimenti di gas esauriti dell’Adriatico potrebbero stoccare 500 milioni di tonnellate di anidride carbonica prodotta dalle industrie italiane, evitando così di farla finire nell’atmosfera e di aumentare il riscaldamento globale. Lo spiegano all’Ansa fonti dell’Eni, che vuole avviare questa attività nei suoi giacimenti offshore al largo di Ravenna.

Il colosso italiano sta già realizzando un impianto di CCS (Carbon Capture and Storage) in giacimenti esauriti al largo di Liverpool. La CO2 sarà catturata dalle industrie locali, trasportata con condotte alle piattaforme offshore e lì iniettata sottoterra.

Al largo di Ravenna la multinazionale vuole fare la stessa cosa. La CO2 sarebbe portata con condotte a 2 o 3 piattaforme sopra giacimenti esauriti, compressa fino a renderla liquida e iniettata a 3-4.000 metri di profondità. L’Eni ritiene che non ci siano rischi di fuoriuscite di gas: i giacimenti hanno contenuto metano per milioni di anni, sono protetti da strati di materiali impermeabili e in 60 anni di sfruttamento non ci sono mai stati problemi sismici. L’investimento sarebbe dell’ordine di 1 miliardo di euro, e (secondo l’azienda) avrebbe grosse ricadute occupazionali.

Il progetto Eni a Ravenna è osteggiato tuttavia da numerose associazioni ambientaliste, che lo ritengono un modo per continuare a utilizzare i combustibili fossili, e in più pericoloso per il rischio di perdite.

Riassorbire l’anidride carbonica per salvare il clima? Sequestrare la CO2 per raggiungere gli obiettivi di Parigi, contenendo la crescita della temperatura media della Terra? “La nuova tecnologia appare una chimera. – secondo Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia -. Tagliare le emissioni di carbonio è e deve restare la strada maestra, spingendo su una rapida transizione energetica. Fare affidamento su questa tecnologia, al contrario, rischia di posticipare la riduzione delle emissioni, con la nozione che sarebbe possibile risolvere il problema in un secondo momento”.

Inoltre – aggiunge Onufrio – “nonostante i miliardi investiti, i progetti di cattura e stoccaggio della CO2 messi in piedi finora hanno raggiunto risultati insignificanti e registrato diversi fallimenti”.

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