L’ambientalismo di mercato? Una tragedia per l’Africa

Nnimmo Bassey: “Il NetZero al 2050? Altro non è che una distrazione, una delle tante false soluzioni avanzate da governi e multinazionali. I giovani devono rigettare queste proposte e pretendere azioni climatiche immediate”

L’ambientalismo di mercato? Una tragedia per l’Africa

“La storia delle COP ci aiuta a osservare l’evoluzione della governance globale sul clima. Una delle pietre miliari fu posata nel 1997 a Kyoto, quando fu introdotto il paradigma del ‘market environmentalism’: la tesi che la crisi ecologica si risolva con soluzioni di mercato. Nel 2009, a Copenaghen, prese forma il meccanismo delle riduzioni volontarie delle emissioni, che evita l’assunzione di impegni vincolanti. L’accordo di Parigi ha consolidato il concetto di riduzioni delle emissioni volontarie e questa è forse la vera ragione per cui governi e multinazionali lo hanno celebrato. L’obiettivo di rimanere sotto i 2 gradi di aumento delle temperature suona come una presa in giro. Persino un incremento di 1,5 gradi rappresenta una minaccia enorme per molte regioni. Ora sappiamo che siamo diretti verso un incremento di 2,7 gradi. Per un continente come l’Africa, questi numeri rappresentano una tragedia immane.” È l’amaro bilancio di Nnimmo Bassey, attivista, autore e poeta nigeriano.

Nnimmo Bassey
Nnimmo Bassey

Gli annunci fatti da un blocco di paesi durante la COP26 di Glasgow? Secondo Bassey, “più che di impegni si tratta di propaganda. I governi ci dicono che smetteranno di investire in alcuni settori, ma non significa che lo faranno. Anni fa, la Banca Mondiale si era impegnata a non finanziare i combustibili fossili e invece ha continuato a farlo. Un blocco di paesi, inclusi gli Usa, hanno dichiarato di voler porre fine alla deforestazione, ma lo avevano già detto. Stanno riciclando i loro vecchi impegni, con l’obiettivo di sviare l’opinione pubblica.” Eppure la narrazione sul clima sembra cambiata. “Quello che in passato veniva considerato radicale, oggi è visto come necessario – continua l’attivista -. Vent’anni fa la richiesta di lasciare i combustibili fossili nel sottosuolo veniva etichettata come idealistica, mentre ora lo dice anche la conservatrice Agenzia internazionale per l’energia. Peccato che alle parole non seguano i fatti.”

E per quanto riguarda le politiche energetiche? Per Bassey, “rimangono neo-coloniali, basate sull’idea che alcune potenze imperialiste abbiano il diritto di accaparrarsi le risorse naturali”. E prende ad esempio il caso del suo paese. “In Nigeria le multinazionali continuano a violare i diritti umani e ambientali delle popolazioni locali. La novità è che le compagnie petrolifere, come Eni e Shell, si stanno ritirando dai pozzi sulla terraferma, dove le comunità hanno la possibilità di monitorare ciò che accade, per spostarsi in mare aperto, dove pagano meno tasse e sono sottoposte a minori controlli, con la marina militare a proteggere le loro infrastrutture.”

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