
La Colombia è sotto shock dopo il terremoto di magnitudo 7,4 che ha colpito il Paese lunedì 10 agosto. L’epicentro è stato localizzato nei pressi di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó, nel nord-ovest. La scossa è stata avvertita anche in Ecuador e Panama.
Il bilancio provvisorio è drammatico: almeno 132 morti e oltre 570 feriti. Le autorità segnalano inoltre 86 edifici crollati e diversi aeroporti temporaneamente chiusi. Il presidente colombiano ha dichiarato lo stato di calamità nazionale.
Tra le aree più colpite c’è Pereira, mentre anche Cali, Quibdó, Manizales e Armenia sono in allerta rossa. A Cali gli ospedali hanno raggiunto la massima capacità: alcune strutture sono state evacuate e i pazienti vengono assistiti anche in strutture provvisorie all’esterno.
Le squadre di soccorso continuano a cercare eventuali superstiti tra le macerie. Il numero delle vittime potrebbe quindi aumentare nelle prossime ore, mentre proseguono le verifiche sulla stabilità degli edifici e sulle infrastrutture danneggiate.
La violenza della scossa ha riacceso anche l’attenzione sulla vulnerabilità sismica della regione. La Colombia si trova in una delle aree geologicamente più attive del Sud America e ha già conosciuto terremoti devastanti, compreso quello del 1979.
Ora la priorità è una sola: salvare vite, assistere i feriti e raggiungere le persone ancora isolate. Il terremoto ha lasciato dietro di sé una vasta emergenza umanitaria e infrastrutturale che potrebbe richiedere settimane per essere pienamente valutata.




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