Nepal-Tibet, la catastrofe dell’Himalaya

Il collasso di un ghiacciaio ha innescato una devastante alluvione lungo il confine tra Nepal e Tibet. Villaggi spazzati via, infrastrutture distrutte e migliaia di persone ancora irreperibili. Kathmandu stima che la ricostruzione possa costare fino a 5 miliardi di dollari.

Nepal-Tibet, la catastrofe dell’Himalaya

È salito ad almeno 682 il numero delle vittime della catastrofica alluvione che ha colpito il confine tra Nepal e Tibet.

Le autorità nepalesi hanno confermato 675 morti, mentre la Cina ne ha registrati altri sette in Tibet. Restano invece quasi 3.000 persone disperse (tra cui tre cittadini italiani) nei due Paesi. Il dato è ancora provvisorio e potrebbe comprendere alcune sovrapposizioni tra gli elenchi dei dispersi.

Il disastro partito dai ghiacciai

La catastrofe è stata provocata dal collasso di un ghiacciaio nell'Himalaya, che ha generato una gigantesca massa d'acqua, ghiaccio, fango e detriti.

L'ondata ha seguito i corsi d'acqua nelle strette vallate himalayane, travolgendo abitazioni, ponti, strade e impianti industriali. L'US Geological Survey ha escluso che l'evento inizialmente interpretato come terremoto fosse in realtà un sisma: il segnale registrato era riconducibile al collasso glaciale e alla conseguente colata di detriti.

La corsa contro il tempo

Il dramma più urgente resta quello dei dispersi.

In Nepal sono 2.426 le persone ancora non contattabili, secondo le autorità. Tra loro ci sono numerosi lavoratori impiegati nei progetti idroelettrici che sorgono lungo i fiumi delle vallate colpite.

Particolarmente drammatica la situazione nei tunnel degli impianti idroelettrici di Trishuli, dove più di 100 lavoratori potrebbero essere rimasti intrappolati.

Una speranza nei tunnel

I soccorritori nepalesi hanno compiuto un passo importante: sono riusciti a raggiungere un tunnel della centrale idroelettrica e hanno iniziato a pompare aria e utilizzare una telecamera per verificare le condizioni all'interno.

L'operazione resta estremamente rischiosa a causa del fango, delle rocce e dei detriti che hanno ostruito gli accessi, ma il contatto con l'interno del tunnel alimenta la speranza di trovare superstiti.

India e Cina in campo

Di fronte alla complessità delle operazioni, Kathmandu ha chiesto assistenza tecnica internazionale.

India e Cina hanno inviato specialisti e attrezzature per intervenire soprattutto nelle aree più difficili, compresi i tunnel degli impianti idroelettrici. Il Nepal ha chiesto inoltre supporto per il ripristino dei collegamenti e delle infrastrutture distrutte.

Il conto della ricostruzione: fino a 5 miliardi

Mentre le squadre continuano a cercare superstiti, Kathmandu comincia già a calcolare l'enorme costo della ricostruzione.

Il ministro delle Finanze Swarnim Wagle ha stimato in 4-5 miliardi di dollari le risorse necessarie per ricostruire infrastrutture e servizi distrutti dall'alluvione. Si tratta ancora di una stima preliminare, destinata a essere aggiornata quando sarà completata la valutazione dei danni.

La cifra equivale a quasi il 10% dell'economia del Nepal, un Paese che dipende fortemente dalle rimesse degli emigrati, dal turismo e dall'energia idroelettrica.

Colpito anche il sistema energetico

Particolarmente grave è il danno alle infrastrutture idroelettriche.

Gli impianti lungo i fiumi delle regioni montuose rappresentano una componente strategica dell'economia e della sicurezza energetica del Nepal. Alcune strutture sono state gravemente danneggiate, aggravando ulteriormente il costo economico della catastrofe.

L'Himalaya sempre più vulnerabile

La tragedia riaccende anche il dibattito sulla vulnerabilità dell'Himalaya al cambiamento climatico.

Il riscaldamento globale sta accelerando la perdita di massa dei ghiacciai e può aumentare l'instabilità dei versanti e dei bacini glaciali. Questo non significa che ogni singolo evento sia direttamente causato dal cambiamento climatico, ma l'aumento delle temperature può amplificare i rischi in una regione già estremamente fragile.

Fonte
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