Un piano triennale su tre pilastri: così Generali punta alla leadership in Europa

Generali, un piano triennale per puntare alla leadership in Europa

Assicurazioni Generali riscrive la strategia triennale e prevede un aumento degli utili per azione al tasso annuo composto del 6-8%, dividendi in crescita e un rendimento medio per gli azionisti superiore all'11,5% del capitale. La scopo – spiega l’azienda in una nota - è “fare leva sui punti di forza per accelerare la crescita”, dopo che negli ultimi anni la compagnia triestina si era focalizzata sulla ristrutturazione finanziaria e, prima, su quella operativa.

Il piano non fa riferimento ad acquisizioni di altre società, che pure sono da tempo allo studio per aumentare la dimensione e il posizionamento del Gruppo rispetto ai concorrenti, ormai tre-quattro volte più grandi quanto a capitalizzazione.

Per rilanciarsi Generali punta su tre pilastri.

Il primo riguarda la crescita di ricavi e utili rafforzandosi nelle geografie e nei business a maggiore potenziale: consolidare le posizioni di leadership in Italia e Germania, proseguire la ristrutturazione in Francia, investire in segmenti in crescita come “Est Europa, salute, benefits, assistenza”, e nei mercati ad alto potenziale come Asia e America Latina.

Il secondo pilastro riguarda la disciplina finanziaria, che consentirà di generare oltre 10,5 miliardi di capitale tra il 2019 e il 2021.

Il terzo pilastro riguarda l’innovazione e la trasformazione digitale, con 1 miliardo di investimenti in iniziative strategiche interne nel triennio, per espandere l’assistenza e la consulenza ai clienti e lanciare una piattaforma europea per la mobilità, digitalizzando il modello operativo.

In questo modo il Gruppo triestino spera di riavvicinarsi ai rivali europei di sempre (Allianz, Axa e Zurich Financial).

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Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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