Svolta della Corporate America dopo 22 anni: basta con la dittatura degli azionisti

Gli azionisti, è il nuovo motto, vanno considerati alla pari dei lavoratori, dei clienti, dei fornitori e delle comunità in cui si opera. Gli investitori sono soltanto uno dei 5 stakeholders di cui le imprese devono tenere conto

Svolta della Corporate America: basta con la dittatura degli azionisti

Il “proposito di un'azienda” non è più soltanto o soprattutto l’utile per gli azionisti. La nuova “dichiarazione di principi” della Business Roundtable, grande associazione della Corporate America con oltre 180 imprese che impiegano dieci milioni di dipendenti, ha aggiornato i propri valori, riformando decenni di tradizione: al centro oggi ci sono contributi e responsabilità nei confronti di lavoratori, fornitori, ambiente e comunità. Una nuova carta etica, insomma, che prova a riequilibrare la missione a favore del sociale.

La presa di posizione collettiva dei colossi statunitensi dimostra un cambiamento in atto ormai da anni nel mondo imprenditoriale. Ma non manca la discussione sul pronunciamento e sulle sue ripercussioni: il business ha sicuramente un problema d’immagine e di sostanza con cui sta facendo i conti. È ancora fresca la memoria degli eccessi dell’alta finanza che hanno scatenato la grande crisi del 2008. E scottano le critiche ai colossi della “gig economy” per condizioni salariali e di lavoro inadeguate, mentre l’abisso tra le paghe dei top executive e dei dipendenti cresce a dismisura e imperversano polemiche sulla diseguaglianza all’interno della prima economia al mondo. Oggi, per molti, il “sogno americano” è più lontano.

Il Roosevelt Institute ha stimato che negli ultimi 15 anni le aziende Usa hanno spedito il 94% dei profitti agli azionisti, sotto forma di cedole o buyback, e sicuramente oggi i buyback rimangono estremamente generosi per sostenere quotazioni azionarie che finiscono a vantaggio anzitutto di grandi soci e management.

La svolta annunciata dalla Business Roundtable è comunque degna di nota: l’ultima volta che aveva orchestrato un simile pronunciamento lo aveva fatto proprio a favore della centralità degli azionisti nelle decisioni aziendali nel 1997, esito di sforzi ispirati da Milton Friedman già a partire dagli anni Settanta. In un segno dei tempi mutati ora prende forma un diverso equilibrio tra business e società nel suo insieme: molte imprese Usa investono ora sui loro dipendenti e sulla comunità perché hanno capito che è il solo modo per avere successo nel lungo periodo.

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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