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L'Italia continua a distinguersi in Europa per la debole dinamica delle retribuzioni. Secondo l'ultimo rapporto dell'Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), tra il 1990 e il 2026 i salari reali dei lavoratori dipendenti del settore privato si sono ridotti del 6,6%, erodendo il potere d'acquisto delle famiglie e frenando i consumi.
Il fenomeno è il risultato di una crescita economica debole, di una produttività stagnante e di un mercato del lavoro sempre più frammentato, caratterizzato dall'aumento del part-time, della precarietà e della diffusione di contratti con retribuzioni contenute.
L'Irpef ha limitato i danni, ma il modello è arrivato al capolinea
L'analisi dell'Upb evidenzia come le riforme dell'Irpef, in particolare quelle introdotte nel 2014 e nel 2025, abbiano alleggerito il carico fiscale sui redditi medio-bassi, contribuendo a sostenere il reddito disponibile di milioni di lavoratori.
Tuttavia, secondo gli esperti dell'organismo indipendente presieduto da Lilia Cavallari, il sistema redistributivo basato prevalentemente sulla leva fiscale ha ormai esaurito gran parte della propria efficacia. Il maggiore peso tributario sui redditi medio-alti e le differenze di trattamento tra lavoratori dipendenti, autonomi e pensionati sollevano infatti crescenti problemi di equità e sostenibilità.
Inflazione e fiscal drag aggravano il problema
A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono il ritorno delle pressioni inflazionistiche, alimentate anche dalle recenti tensioni geopolitiche e dall'aumento dei prezzi dell'energia, e il cosiddetto fiscal drag, ossia l'incremento del prelievo fiscale dovuto alla mancata indicizzazione degli scaglioni Irpef.
Secondo l'Upb, il rischio è che gli aumenti salariali ottenuti con i rinnovi contrattuali vengano in parte assorbiti dal fisco, riducendo i benefici per i lavoratori.
Servono riforme strutturali
Per invertire la rotta non basta intervenire sulle imposte. L'Ufficio parlamentare di bilancio sottolinea la necessità di affrontare le cause strutturali della stagnazione salariale attraverso una maggiore crescita della produttività, il contrasto all'evasione fiscale, la revisione dei regimi agevolati che riducono la base imponibile e politiche capaci di favorire occupazione qualificata, investimenti e innovazione.
Con salari reali in calo da oltre tre decenni e un potere d'acquisto sempre più sotto pressione, il rilancio delle retribuzioni resta una delle principali sfide economiche per l'Italia e una condizione essenziale per sostenere crescita, competitività e domanda interna.


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