Lavoro nero, non è solo una questione meridionale

Dal punto di vista dei numeri, la diffusione del lavoro nero non è poi molto diversa tra Nord e Sud. Ma nel Mezzogiorno è probabile che i lavoratori irregolari siano i soli occupati in famiglia

Lavoro nero, non è solo una questione meridionale

In Italia la quota di occupazione irregolare dal 1995 al 2017 presenta un leggero andamento a U, con un brusco calo dal 2001 al 2003, dovuto alla più grande sanatoria degli immigrati irregolari, e una ripresa dal 2009 negli anni della grande recessione. Ma la risalita del lavoro nero non ha suscitano grande attenzione, benché l’Italia sia, con Spagna e Grecia, il paese dell’Europa occidentale con il tasso di irregolarità di gran lunga più alto.

Il tasso di irregolarità, cioè la percentuale di occupazione non regolare sul totale, per l’ultimo anno disponibile (2017) varia da valori pari o inferiori al 10% per 5 regioni settentrionali su 6 sino a valori pari o superiori al 15% per tutte le regioni meridionali, con una punta intorno al 20% per Calabria e Sicilia. Alle differenze territoriali nel tasso di disoccupazione, sembra dunque si aggiungano forti differenze nella consistenza del lavoro non regolare.

“Tuttavia – evidenzia Emilio Reyneri -se consideriamo la diffusione dell’occupazione irregolare rispetto alla popolazione emerge un altro quadro. Dividendo il tasso di occupazione, che misura il rapporto tra occupati e persone da 15 a 64 anni, tra tasso di occupazione irregolare e tasso di occupazione regolare risulta che la quota di abitanti con un’occupazione irregolare oscilla soltanto dal 7-8% per le regioni settentrionali al 9-10% per quelle meridionali. Al contrario, enormi sono le differenze nel tasso di occupazione regolare: dal 65-70% delle regioni settentrionali sino a meno del 40% per 3 regioni meridionali (Sicilia, Campania e Calabria).”

Il che – secondo Reyneri - porta a due conclusioni.

Primo, “il problema del Mezzogiorno non è tanto una diffusione del lavoro nero particolarmente alta, ma la scarsissima presenza di quello regolare, soprattutto nell’industria e nei servizi”.

Secondo, “il lavoro nero è solo leggermente meno diffuso nelle regioni settentrionali e quindi costituisce un problema anche per queste regioni”. 

Tuttavia, non è tutto qui.

Nelle regioni meridionali gli occupati irregolari sono per lo più maschi, in età centrale e capifamiglia, mentre in quelle settentrionali sono per lo più donne, giovani e coniugi o figli. Quindi “nel Mezzogiorno è probabile che i lavoratori in nero siano i soli occupati in famiglia – conclude Reyneri -, mentre nel Nord è probabile che i lavoratori in nero vivano in famiglie in cui il capofamiglia ha un lavoro regolare. Si spiega così la maggiore gravità sociale del lavoro in nero nel Mezzogiorno.”

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