Giovani e lavoro, la crisi diventa globale: l’IA rischia di chiudere la porta d’ingresso

Dalla Cina all’Europa, dagli Stati Uniti all’India: per milioni di giovani trovare il primo lavoro sta diventando più difficile. Più laureati, assunzioni più lente e intelligenza artificiale stanno mettendo sotto pressione soprattutto le posizioni entry-level.

Giovani e lavoro, la crisi diventa globale

Il mercato del lavoro globale continua a mostrare una relativa resilienza, ma i giovani restano la fascia più vulnerabile. Nell’area OCSE, il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni era all’11,2% a marzo 2026: circa 7 punti percentuali sopra quello degli over 25.

A livello globale, l’ILO segnala inoltre che un giovane su cinque è fuori dal lavoro, dall’istruzione o dalla formazione (NEET). Il problema non riguarda soltanto chi non trova un impiego: riguarda anche chi è costretto ad accettare lavori precari, sottopagati o molto al di sotto delle proprie qualifiche.

Dalla Cina al resto del mondo

La Cina è stata uno dei primi grandi laboratori di questa trasformazione: un numero crescente di laureati si è trovato a competere per un numero insufficiente di posti qualificati, mentre la crescita economica ha perso slancio.

Ma il fenomeno ormai attraversa continenti. Proteste e tensioni legate alle opportunità economiche dei giovani si sono moltiplicate in diversi Paesi emergenti, mentre anche nelle economie avanzate cresce l'insicurezza sulla possibilità di costruire una carriera stabile.

La laurea non garantisce più l'ingresso nel ceto medio

È forse questo il cambiamento più profondo. Per decenni, università e laurea hanno rappresentato una delle principali porte d'accesso ai lavori qualificati.

Ora quella relazione si sta indebolendo.

Nel Regno Unito, ad esempio, le offerte di lavoro destinate ai laureati sono scese ai livelli più bassi dal 2020, mentre contemporaneamente la domanda di competenze legate all'intelligenza artificiale ha raggiunto livelli record.

Anche in Germania il clima è cambiato radicalmente: secondo una ricerca EY del giugno 2026, solo il 39% degli studenti è convinto di trovare rapidamente dopo la laurea un lavoro adeguato alle proprie aspettative, contro il 54% di due anni prima. La sicurezza del posto di lavoro è diventata il principale criterio nella scelta del datore di lavoro, davanti alla retribuzione.

E poi c'è l'intelligenza artificiale

L'IA non sta ancora provocando una disoccupazione di massa. Ma sta modificando rapidamente la struttura della domanda di lavoro.

Il punto più delicato riguarda proprio i lavori entry-level: attività amministrative, analisi di base, customer service, produzione di contenuti e altre mansioni tradizionalmente utilizzate dai giovani per accumulare la prima esperienza professionale.

Secondo un'analisi riportata da Reuters, nel Regno Unito le nuove offerte per laureati stanno diminuendo più rapidamente rispetto a quelle che non richiedono una laurea, mentre cresce la domanda di competenze AI.

Ma attenzione: non è ancora dimostrato che l'IA sia la causa principale della crisi occupazionale giovanile. Il mercato sta rallentando e le aziende stanno alzando i requisiti di ingresso. L'IA potrebbe quindi essere soprattutto un acceleratore di una trasformazione già in corso.

Uno studio Adecco rileva infatti che l'IA sta soprattutto modificando mansioni e ruoli, più che cancellando posti di lavoro in massa. Tuttavia, la riduzione delle posizioni junior potrebbe diventare un problema strutturale: senza i primi impieghi, infatti, diventa più difficile costruire la futura forza lavoro qualificata.

Il rischio è una generazione senza "primo gradino"

È questo il vero allarme.

Se le aziende riducono i posti entry-level, i giovani rischiano di trovarsi davanti a un paradosso: per ottenere esperienza bisogna averne già.

Le conseguenze possono andare ben oltre il mercato del lavoro: ingresso più tardivo nella vita adulta, minori consumi, difficoltà ad acquistare casa, rinvio della formazione di una famiglia e crescente sfiducia nelle istituzioni.

L'OCSE sottolinea inoltre che la geografia conta sempre di più: le opportunità di lavoro e di crescita dei redditi variano enormemente tra territori, mentre tecnologia e cambiamenti produttivi stanno ridisegnando i mercati locali.

La risposta non può essere soltanto "più competenze"

Formazione, riqualificazione e competenze digitali saranno decisive. Ma non bastano se l'economia non crea abbastanza posti di lavoro qualificati.

Un recente rapporto ILO-Banca Mondiale, che analizza oltre 200 studi in 62 Paesi, conferma che i programmi attivi per l'occupazione possono migliorare concretamente le prospettive dei giovani, soprattutto quando combinano formazione, servizi per l'impiego e incentivi alle assunzioni.

La vera sfida, quindi, non è impedire all'IA di entrare nel mondo del lavoro. È fare in modo che l'intelligenza artificiale diventi uno strumento per creare produttività, nuovi mestieri e percorsi di ingresso, invece di trasformarsi in una barriera tra una generazione di giovani altamente istruiti e il mercato del lavoro.

Perché il rischio più grande non è una generazione senza competenze.

È una generazione con competenze, ma senza un primo posto da cui cominciare.

Fonte
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