
Donald Trump alza drasticamente il livello dello scontro con l’Iran. Nel suo primo discorso alla nazione dall’inizio della guerra, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato che Washington è pronta a colpire “duramente” Teheran entro due o tre settimane.
Un messaggio diretto e senza precedenti recenti: in assenza di un accordo diplomatico, gli Usa potrebbero attaccare infrastrutture critiche iraniane, inclusi gli impianti elettrici, con l’obiettivo dichiarato di neutralizzare definitivamente le capacità del Paese.
“Siamo vicini alla fine”: la strategia militare Usa
Nel discorso di circa 20 minuti, Trump ha rivendicato i risultati ottenuti finora: “vittorie rapide, decisive e schiaccianti” che avrebbero già indebolito in modo significativo il regime iraniano.
Secondo la Casa Bianca, le operazioni militari – ribattezzate Epic Fury – stanno “smantellando sistematicamente” la capacità di Teheran di minacciare gli interessi americani e dei suoi alleati nella regione.
Il presidente ha inoltre lasciato intendere che un cambio di leadership in Iran sia già di fatto avvenuto, pur non essendo un obiettivo dichiarato ufficialmente.
Energia e geopolitica: il nodo dello Stretto di Hormuz
Uno dei passaggi più rilevanti del discorso riguarda il petrolio. Trump ha sottolineato che gli Stati Uniti non dipendono più dal greggio che transita nello Stretto di Hormuz, snodo da cui passa circa il 20% dell’offerta globale.
Un messaggio rivolto soprattutto a Europa e Asia: “Chi riceve petrolio da lì vada a prenderselo”, ha dichiarato, lasciando intendere un possibile disimpegno americano dalla sicurezza delle rotte energetiche.
Una posizione che rischia di aumentare la pressione sui prezzi dell’energia e di amplificare la volatilità dei mercati globali, già scossi dalle tensioni in Medio Oriente.
Impatto economico: benzina e mercati sotto pressione
Il presidente ha cercato di rassicurare l’opinione pubblica americana, definendo temporanei i rincari dei carburanti. Tuttavia, analisti internazionali avvertono che un’escalation nello Stretto di Hormuz potrebbe provocare un nuovo shock energetico globale.
Negli ultimi mesi, il mercato petrolifero ha già mostrato segnali di forte instabilità, con prezzi sensibili a ogni sviluppo geopolitico nell’area.









