La dipendenza energetica dell’Ue è pari al 58%. La Cina scende al 20%. Gli Usa a zero

In ambito europeo, l’Italia è il Paese con il maggior grado di dipendenza energetica. Lo rileva il sesto rapporto ‘Med & Italian Energy’

La dipendenza energetica dell’Ue è pari al 58%

L’Europa è, tra le grandi economie, l’area con il maggior grado di dipendenza energetica: il 58,3% del fabbisogno energetico dipende dalle importazioni, mentre il dato scende al 20% per la Cina ed è pari a zero per gli Stati Uniti, che sono totalmente autosufficienti nella produzione rispetto al fabbisogno energetico.

È quanto emerge dal sesto rapporto ‘Med & Italian Energy’, realizzato con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo e frutto della sinergia scientifica tra Srm, centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo, e l'ESL@energycenter Lab del Politecnico di Torino, e della collaborazione con la Fondazione Matching Energies.

All’interno del panorama europeo, l’Italia è il Paese con il maggior grado di dipendenza energetica pari al 74,8% ben sopra la media europea. Questo valore è però in riduzione di quasi tre punti percentuali rispetto al dato del 2019 ante Covid quando la dipendenza era pari al 77,5%.

Con la presidenza statunitense di Donald Trump, aumenterà la spinta a vendere più petrolio e gas degli Usa all’Europa, che già nel corso degli ultimi anni ha aumentato le importazioni di Gnl dagli Stati Uniti. Se nel 2021 pesavano per il 27%, la quota è cresciuta al 41% l'anno successivo, arrivando al 48% sul totale del Gnl importato dall’Europa nei primi mesi del 2024.

Guardando alla produzione di energia elettrica, è in corso da oltre un ventennio un’importante modifica del mix europeo di generazione. L’uso del carbone è diminuito drasticamente dal 32% del 2000 a circa il 12%, mentre è aumentata la quota del gas naturale dal 12% al 17%. A dominare oggi sono le energie rinnovabili, passate dal 15% nel 2000 al 45%

Fonte
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