Il ricercato numero 1 negli Usa è l'elemento chiave delle batterie: il cobalto

Il ricercato n. 1 negli Usa è l'elemento chiave delle batterie: il cobalto

Il nuovo oro ha un colore blu argenteo, quasi luminescente. Sì, certo, vale molto meno dell'oro giallo, che rimane il re dei metalli. Ma tutti ora vogliono il nuovo principe delle miniere, tutti lo cercano scavando tra gli anfratti della terra. Commettendo anche ingiustizie, pur di ottenerlo. Tanto che se avesse un altro colore, il cobalto, avrebbe quello di un ragazzino del Congo, sporco di fango e fatica.

All'inizio di questa storia c'è, neanche a dirlo, il mercato. E nel gioco della domanda e offerta globale, c'era un minerale considerato quasi di scarto fino a un decennio fa. Era il sottoprodotto di estrazioni più remunerative, il nichel e il rame. Ma da qualche tempo, i ruoli si sono rovesciati. Da quando il cobalto è diventato il componente indispensabile per dare stabilità alle moderne batterie, quelle che fanno funzionare gli smartphone e i pc ma anche - ed è questa la forte recente spinta - gli accumulatori agli ioni di litio per le auto elettriche.

E il parente povero di nickel e rame ha sollevato testa e prezzi ed è diventato il più ambito. Nel gennaio 2017 il prezzo era di 32.000 dollari la tonnellata, già valori molto più alti degli anni precedenti. Ora, a poco più di metà del 2018, il montante è salito a circa 70.000 dollari la tonnellata. Un’impennata pazzesca, che ha trascinato al rialzo i titoli delle compagnie minerarie che lo trattano. E scatenando una corsa ad aprire nuovi siti di estrazione.

Per un gioco del destino la nuova corsa all'oro (blu) sta tornando in patria: gli Stati Uniti d'America. Un manipolo di compagnie di medio livello sta aprendo miniere nuove, con investimenti di centinaia di milioni di dollari, o riattivando vecchi siti ormai esausti, da cui originariamente si estraeva piombo o rame. Gli antichi cercatori correvano a setacciare i fiumi dell'Ovest, ora i nuovi cercatori, in ben più grande stile, e sospinti dal forte rialzo dei prezzi, corrono verso le frontiere del cobalto: Missouri, Idaho, Montana e Alaska. “Come minatori non ci siamo mai molto interessati al cobalto. Ora questi prezzi aprono enormi distese di interesse – ha detto il Ceo di una di queste compagnie – e il fatto che noi lavoriamo rispettando i principi etici ci farà riscuotere maggior attenzione dal mercato”.

Ecco il triste risvolto della corsa al componente-chiave delle batterie di ultima generazione: lo sfruttamento dell'uomo. Anzi del bambino. Il paese maggior produttore di cobalto è la Repubblica Democratica del Congo, con il 60% della produzione mondiale.

Nelle gigantesche miniere, secondo le stime Unicef del 2014, accanto agli adulti lavorano 40.000 minorenni. Ma Amnesty International dice che sono dati vecchi e che i bimbi sono molti di più. “Lavoro anche 12 ore al giorno con il palanchino (la leva in acciaio per staccare frammenti di roccia). Ci sentiamo soffocare. Se piove, la terra ci frana addosso e – dicono all'unisono Paul e Yannick, due ragazzini, schiavi dei caporali che li assoldano e delle compagnie occidentali che li sfruttano – se un compagno che ci sta a fianco si fa male non possiamo aiutarlo e neanche guardarlo. Se la deve cavare da solo”. E l'oro blu si tinge di rosso.

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato su LA STAMPA

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