Le sanzioni contro la Russia fanno volare il carbone sudafricano

Le esportazioni della fonte fossile più sporca della prima economia africana verso l’Europa sono aumentate di circa il 720% nel primo semestre del 2022 rispetto allo stesso periodo del 2021.

Le sanzioni contro la Russia fanno volare il carbone sudafricano

Alla faccia delle rinnovabili. La guerra in Ucraina e le conseguenti sanzioni alla Russia da parte dell’Occidente hanno spinto in alto la domanda di carbone dal Sud Africa. I paesi europei, infatti, hanno importato dalla prima economia africana il 40% in più di carbone nei primi sei mesi del 2022 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

In termini assoluti, il Sud Africa ha consegnato più di 4 milioni di tonnellate agli europei, ovvero il 15% delle esportazioni complessive del paese australe, rispetto al 4% nel 2021. L’export verso la Francia è aumentato di circa 7 volte, mentre altri paesi (Spagna, Polonia, Germania) hanno aperto quest’anno per la prima volta il canale commerciale.

Lo scorso mese di aprile l’Ue ha infatti deciso di bannare le importazioni di carbone russo come parte delle sanzioni per l’invasione dell’Ucraina: il divieto è entrato in vigore il 10 agosto. Prima di questa data i paesi europei importavano il 45% del carbone dalla Russia e ora hanno aumentato l’import da altri paesi, tra cui il Sud Africa.

Per contro, le esportazioni verso l’Asia sono diminuite del 17% rispetto alla prima metà del 2021 a causa di un vantaggio di trasporto del carbone australiano e sudamericano.

In ogni caso, il carbone resta un settore economico importante per il Sud Africa, sebbene sia a lungo rimasto ai margini della produzione mondiale. Ma in seguito alle sanzioni contro la Russia la richiesta della fonte fossile più sporca è in crescita a livello globale. E quindi anche in Sudafrica, che produce già il 90% del carbone continentale. 

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