Altra bocciatura per la manovra economica del governo. Stime sul Pil troppo ottimistiche

Altra bocciatura per il Def. Stime sul Pil troppo ottimistiche
Giuseppe Pisauro, presidente dell'Upb

Dopo quello del Fondo monetario internazionale, arriva un altro monito per il governo italiano. L’Ufficio parlamentare di Bilancio non ha validato “le previsioni macroeconomiche relative al 2019” contenute nel quadro programmatico della Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza. Lo annuncia il presidente dell’Upb, Giuseppe Pisauro, durante l’audizione davanti alle commissioni Bilancio della Camera e del Senato.

“I significativi e diffusi disallineamenti relativi alle principali variabili del quadro programmatico rendono eccessivamente ottimistica la previsione di crescita sia del Pil reale (1,5%) sia di quello nominale (più 3,1% nel 2019), variabile quest’ultima cruciale per la dinamica degli aggregati di finanza pubblica. I disallineamenti che inducono un giudizio negativo riguardano, in ultima analisi, la dimensione dell’impatto della manovra sul quadro macroeconomico”. È questo il netto giudizio dell’Upb.

Secondo Pisauro, “i forti rischi al ribasso cui sono soggette le previsioni per il 2019 a causa delle deboli tendenze congiunturali di breve termine, che rendono poco realistici forti trend al rialzo rispetto allo scenario tendenziale del prossimo anno”.

Qualche ora prima, il ministro dell’Economia aveva dichiarato: “Ora serve un confronto costruttivo”. E mentre parlava, difendendo la prima manovra del governo giallo-verde, lo spread tra i titoli di Stato italiani e tedeschi sfondava quota 310 punti.

Giudizio negativo anche da parte della Banca d'Italia, che ipotizza un forte allungamento dei tempi di abbattimento del debito. E sulla stima del Pil: "L'aumento dei trasferimenti correnti, quali quelli connessi con la spesa sociale, così come gli sgravi fiscali, tendono ad avere effetti congiunturali modesti e graduali nel tempo; stimiamo che il moltiplicatore del reddito associato a questi interventi sia contenuto". E quindi, secondo Bankitalia, la crescita del Pil nel 2019 si manterrà persino sotto l'1%.

Al coro degli inviti a prestare attenzione si iscrive anche la Corte dei Conti. "Interventi a favore dei trattamenti previdenziali e delle politiche di assistenza che puntino al contrasto della povertà devono essere adottati senza mettere a rischio la sostenibilità finanziaria del sistema", ha detto il presidente Angelo Buscema, in riferimento a reddito e pensioni di cittadinanza da inserire in nella manovra del governo.

Di peso altri rilievi della Corte: secondo i magistrati contabili, "il quadro macroeconomico programmatico appare ottimistico", mentre sono "contenuti" i margini di sicurezza "rispetto a una risalita del debito/Pil". In definitiva, "la traiettoria disegnata nel quadro programmatico della Nota non appare rassicurante".

Anche l'Istat ha ribadito la sua cautela. "Le prospettive a breve termine dell'economia lasciano prevedere il prolungamento della fase di crescita contenuta", ha detto il presidente Maurizio Franzini.

In un quadro di incertezza, un dato è invece chiaro: lo scenario per l’Italia peggiora.

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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