Manovra: Juncker, "l'Italia non rispetta la parola data". Draghi: "Chi ha debiti segua il Patto di stabilità"

"L'Italia non rispetta la parola data": lo ha detto il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, parlando della manovra del governo italiano. Poi, per l'Italia, un'altra frecciata da parte di Mario Draghi: per avere benefici dalle misure monetarie della Banca centrale europea "le politiche di altri settori devono contribuire con più forza ad alzare la potenziale crescita sul lungo e ridurre le vulnerabilità".

Il presidente della Bce ritiene necessario accelerare le riforme strutturali e l'espansione in corso "richiede la ricostruzione di cuscinetti fiscali", particolarmente "importante nei Paesi in cui il debito pubblico è elevato e per i quali la piena adesione al Patto di stabilità e crescita è fondamentale per salvaguardare sane posizioni di bilancio".

La manovra in discussione "va in direzione opposta rispetto ai suggerimenti dell'Fmi. Credo seriamente che per diverso tempo non sia stato seguito il consolidamento di bilancio che ha portato l'Italia a crescere sotto il suo potenziale": così Poul Thomsen, responsabile del Dipartimento europeo del Fmi.

Ma l'esecutivo italiano ribatte. "La legge finanziaria è stata elaborata, meditata e studiata", nel percorso in Parlamento "potremmo valutare qualche intervento ma è stata costruita in termini integrali e pensare di modificare qualcosa di significativo lo escluderei". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte da Addis Abbeba. Gli fa eco il ministro dell'Economia, Giovani Tria: l'Italia è determinata "a proseguire sul sentiero della riduzione del rapporto debito/Pil".

Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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