Tria: "Dovremmo suicidarci per riuscire a evitare la procedura d'infrazione"

Tria: "Dovremmo suicidarci per evitare la procedura d'infrazione"
Mario Centeno, presidente dell'Eurogruppo

Ancora nervi tesi sulla manovra. Questa volta tra il presidente dell'Eurogruppo, Mario Centeno, e il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, dopo l'incontro a Roma.

"Non ho dubbi sull'impegno dell'Italia per l'euro e la crescita sostenibile. È essenziale che la legge di bilancio dimostri questi impegni", ha spiegato Centeno.

"Abbiamo avuto un confronto sulle rispettive opinioni sulla manovra che come voi sapete preoccupa gli Stati membri - ha detto il ministro dell’Economia - Abbiamo spiegato che queste preoccupazioni non sono fondate sul contenuto reale della manovra".

Tria ha, poi, aggiunto: "Per evitare questa procedura sul debito noi dovremmo fare una manovra di restrizione fiscale violentissima, andare a un deficit dello 0,8%, che per una economia in forte rallentamento sarebbe un suicidio, non credo che la Commissione si aspetti una reazione di questo tipo anche se formalmente rispettosa delle regole di bilancio". 

Nella stessa giornata dell’incontro con Mario Centeno a Roma, Tria ha tenuto un’audizione in Parlamento."La manovra 2019 - ha evidenziato - è stata pensata per uscire dalla trappola della bassa crescita. Le nostre preoccupazioni su un rallentamento sono confermate e questo rende ancora più necessario confermare l'effetto anticiclico della manovra." Quanto alla patrimoniale, "è ovvio che non si farà, sarebbe un'azione suicida", ha rilevato il ministro dell’Economia.

Quello dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, si mostra fiducioso: "In questo momento non c'è in previsione una multa per l'Italia. Io credo nel dialogo che avremo con Bruxelles. Il debito non deve rappresentare una colpa degli italiani. Il nostro obiettivo è ridurlo facendo degli interventi che ridanno diritti ai cittadini, col massimo dialogo con l'Ue e mai oltre il 2,4% di deficit che abbiamo fissato nella legge di bilancio".

Ma intanto la Svimez ha calcolato che l’impatto nelle regioni meridionali del reddito di cittadinanza sul Pil sarà modesto. Inoltre, se le stesse risorse forse fossero state dirottate sugli investimenti, l’effetto sulla crescita sarebbe stato decisamente più rilevante.

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I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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