L'Istat contraddice il governo sulla stima del Pil

L'Istat contraddice la stima del Pil del governo
Maurizio Franzini, presidente dell'Istat

Gli obiettivi di crescita fissati dal governo potrebbero essere già sfumati. L'ultimo avvertimento è arrivato dall'Istat. Secondo l'istituto di statistica, per conseguire l'obiettivo di crescita del Pil all'1,2% nel 2018 previsto dalla Nota di aggiornamento al Def "in termini meccanici, sarebbe necessaria una variazione congiunturale del Pil pari al +0,4% nel quarto trimestre dell'anno in corso".

Numeri considerevoli se si pensa che nell'ultimo trimestre la crescita è stata nulla e che l'istituto di statistica, come rimarcato nei giorni scorsi, prefigura una persistente fase di debolezza del ciclo.

Anche per questo il presidente Istat, Maurizio Franzini, ha rimarcato che "un mutato scenario potrebbe influire sui saldi di finanza pubblica in modo marginale per il 2018 ma in misura più tangibile per gli anni successivi".

Prudenza analoga a quella espressa dalla Corte dei Conti secondo cui dato il rallentamento del Pil, "l'obiettivo della crescita dell'1,5% per il 2019 richiederebbe una ripartenza particolarmente vivace e una ripresa duratura".

Critiche ai numeri della Manovra sono arrivate anche dall'Ufficio Parlamentare di Bilancio, che in passato aveva già bocciato il quadro macroeconomico programmatico indicato dal governo nella nota di aggiornamento al Def. Nelle valutazioni più recenti dell'Upb, che incorporano la manovra al suo valore facciale il “deficit si posizionerebbe nel 2019 al 2,6% del Pil", ha detto il presidente Giuseppe Pisauro, aggiungendo che "le divergenze rispetto alla altre stime ufficiali sono imputabili alla diversa previsione sulla crescita e all'impatto dell'aumento dello spread sulla spesa per interessi". In particolare, "secondo le stime di breve termine la crescita del 2019 già acquisita risulterebbe pari allo 0,1%, rendendo l'obiettivo" dell'1,5% del Pil per il 2019 "ancora più ambizioso di quanto già rilevato in precedenza".

Il governo, tuttavia, non intende cambiare rotta. Lo ha ribadito il vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio: "Condivido pienamente quello che ha detto il ministro Tria, che l'unico modo per rispettare tutti i parametri europei è fare una manovra suicida che poi porta alla recessione".

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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