Il debito italiano è fuori controllo. Procedura d’infrazione dell’Ue a giugno?

Il 5 giugno la pubblicazione dei Country Report potrebbe dare il via libera a una nuova apertura della procedura contro l'Italia per deficit eccessivo. E, dunque, imporre un "rafforzamento" della già pesante manovra per il 2020, che dovrà tenere conto del fardello delle clausole di salvaguardia sull’Iva

Il debito è fuori controllo. Procedura a giugno?

Ultimo paese per crescita nell’Ue, l’Italia è tornata ad essere un pericolo per l’Eurozona. E a giugno Bruxelles potrebbe chiedere una maxi manovra per deficit eccessivo.

Prossimo appuntamento il 7 maggio, quando saranno rese note le previsioni primaverili della Commissione europea. Poi, il successivo 5 giugno, la pubblicazione dei Country Report potrebbe appunto dare il via libera a una nuova apertura della procedura per deficit.

E, dunque, imporre all'Italia un "rafforzamento" della già pesante manovra per il 2020, che dovrà tenere conto del fardello delle clausole di salvaguardia sull’Iva.

Tra il 7 maggio e il 5 maggio accadrà anche qualcos’altro, ovvero le elezioni europee. Ecco perché giugno sarebbe il mese perfetto - dal punto di vista della Commissione europea (in uscita) - per servire la vendetta (politica) su un piatto freddo. Infatti, dopo mesi passati a sentirsi dare dell’ubriacone (certo lui, jean Claude Juncker, ha fatto molto poco per evitarlo), una calma apparente sembra dominare la scena. Non è un caso se nelle ultime settimane le comunicazioni e i rilievi da parte dell'organo esecutivo dell'Ue siano diminuite radicalmente.

Ecco che ragioni macroeconomiche si fondono con quelle personali di una classe politica che si accinge ad uscire dai palazzi europei che contano. E la calma del momento starebbe allora solo preannunciando l'arrivo di una tempesta. Probabilmente l'ultima vissuta da protagonisti per Juncker e i suoi commissari.

Articoli correlati

Ecco come sarà la flat tax: aliquota al 15% fino a 55 mila euro

Ecco come sarà la flat tax: aliquota al 15% fino a 55 mila euro

Finanza pubblica

Uil

Irpef a tre aliquote: "Al massimo risparmi per 41 euro al mese"

La riduzione delle aliquote Irpef da cinque a tre, tra le ipotesi al vaglio del governo in alternativa alla cosiddetta flat tax, porterebbe un vantaggio solo a pochi lavoratori dipendenti e pensionati: a 30 mila euro di reddito il beneficio sarebbe di 41 euro mensili, a 20 mila di solo 15 euro. Un supersconto, di oltre 3 mila euro, si avrebbe solo con redditi superiori a 100 mila euro, che riguardano l'1,18% dei dipendenti e pensionati. [continua ]

Finanza pubblica

Sconfiggere l’evasione fiscale (adesso) si può

Perché in Italia è così difficile ridurre l’evasione fiscale? È un problema tecnico o politico? Una cosa è invece certa: contrastare in modo esplicito un’evasione di massa come quella italiana può costare milioni di voti. È pur vero che il tessuto industriale italiano è composto per la stragrande maggioranza di piccole e medie imprese, che potrebbero non riuscire a sopportare un alto carico fiscale necessario a finanziare un sistema di welfare. [continua ]

Finanza pubblica
Fisco, si studia sistema a tre aliquote

quoted business

Fisco, si studia sistema a tre aliquote

Finanza pubblica
Italia, pressione fiscale al 38%. Top dal 2015

Italia, pressione fiscale al 38%. Top dal 2015

Finanza pubblica

quoted business

Corte dei Conti: “Uno choc fiscale potrebbe avere gravi conseguenze”

"Elementi ulteriori di preoccupazione e nuove tensioni sembrano emergere da una attenta lettura delle tendenze della spesa statale": il monito arriva dal presidente di coordinamento delle Sezioni riunite della Corte dei Conti, Ermanno Granelli. Se si scorporano dalla spesa statale operazioni straordinarie come salvataggi bancari e imposte differite, i risultati del 2018 sono "meno rassicuranti" con un +6% di spesa pubblica sia corrente che per investimenti. [continua ]

Finanza pubblica

Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

Scopri la sezione Indicatori

(opzionale)
Paesi
www.quotedbusiness.com