Verso l'aumento dell'Iva al 25,2%. Per evitarlo occorrono 23 mld

L'aliquota ordinaria passerebbe dal 22 al 25,2%, quella ridotta dal 10 al 13%. Il conto sarebbe salato: basti pensare che reddito di cittadinanza e quota 100 sono costati poco meno 14 mld

Verso l'aumento dell'Iva al 25,2%. Per evitarlo occorrono 23 mld

Sarà la prima incombenza del nuovo governo, se si andrà al voto molto presto, o di un esecutivo di transizione se i tempi non consentiranno un'alternativa: fermare gli aumenti delle aliquote Iva che scatteranno a partire dal primo gennaio.

L'aliquota base, quella applicata sulla maggior parte dei prodotti, salirebbe dal 22 al 25,2%. Quella ridotta - oggi applicata a beni come carne, pesce, uova e molti altri prodotti alimentari - crescerebbe dal 10 al 13%.

Tutto ciò avviene perché negli anni passati i governi hanno inserito all'interno delle diverse leggi di Bilancio delle cosiddette clausole di salvaguardia, cioè degli aumenti di tasse automatici per garantire il rispetto dei parametri europei sui conti pubblici nell'arco del tempo. Servono, appunto, a salvaguardare i conti, ma possono essere "disinnescate" trovando ogni volta le risorse equivalenti al gettito assicurato dagli aumenti di imposte.

In questo caso, il governo Conte ha previsto incrementi Iva pari a 23,07 miliardi. Per avere un ordine di grandezza basti pensare che Reddito di cittadinanza e Quota 100 sono costati poco meno di 14 mld. E a questo punto della situazione reperire quelle risorse appare una missione quasi impossibile.

Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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