Tagliare il debito pubblico aumentando il Pil: è possibile?

È l'assunto in cui crede Giuseppe Conte. Ma in 75 anni nessun paese ci è mai riuscito

Possibile tagliare il debito aumentando il Pil?

Partiamo dal principio. L’ex capo economista dell’Fmi, Olivier Blachard, sostiene che il debito pubblico non sia un grosso problema se la spesa per interessi è inferiore alla crescita. E ritiene sia opportuno guardare al lungo periodo. Nel breve, il quadro è complicato: l’Italia è in stagnazione e spende quasi il 4% del Pil in interessi. Senza aumentare l’avanzo primario (il governo non appare intenzionato a procedere in tal senso), per ridurre il debito serve un Pil da Paese emergente. Ma il nostro paese non registra una crescita del 2% da 13 anni.

Non è tutto qui. “Se nessun Paese in 75 anni ha tagliato il debito aumentando il Pil, anche in deficit, vuol probabilmente dire che non funziona”, chiosa Carlo Cottarelli. Il premier Giuseppe Conte, però, non sembra vederla così: “Vogliamo ridurre il debito attraverso la crescita economica, il nostro obiettivo è la riduzione del debito e l’ho detto chiaramente, abbiamo bisogno di fare investimenti che ci consentano di orientare il paese verso lo sviluppo sostenibile e per una maggiore occupazione”, ha spiegato più volte Conte.

Negli ultimi 14 mesi, tuttavia, il presidente del Consiglio ha firmato (o contro firmato) tutti i provvedimenti che hanno contribuito ad aumentare la spesa pubblica. Anche quando era evidente che non sarebbero serviti a rilanciare l’economia (quota 100 e Reddito).

Non stupisce, dunque, che durante il governo Conte, da giugno 2018 a giugno 2019, il debito pubblico italiano sia aumentato – in termini assoluti – di 63 miliardi di euro. A questo, poi, va aggiunto il costo per la corsa dello spread nei quattordici mesi di governo gialloverde: l’Osservatorio conti pubblici di Cottarelli ha calcolato che le emissioni dell’ultimo anno faranno salire la spesa per interessi di 20 miliardi in 20 anni. Un ulteriore mattoncino sul già mastodontico debito italiano.

Se l’obiettivo fosse invece quello di ridurre il debito pubblico, sarebbe allora necessario puntare sulla cosiddetta “spending review” ed economia sommersa. Il solo aumento del Pil non basta.

Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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