Fisco, la progressività prevista dalla Costituzione è davvero attuata?

Il sistema fiscale italiano è in realtà profondamente iniquo e inefficiente. Non avrebbe più senso spostare la tassazione su consumi e rendite liberando il reddito da lavoro?

Fisco, la progressività prevista dalla Costituzione è davvero attuata?

L’art. 53 della Costituzione italiana parla chiaro in merito alla progressività del sistema tributario e alle capacità contributive: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.” 

Già ma questa parte della Costituzione è davvero applicata? Il sistema fiscale piuttosto appare come un Lego i cui pezzi sono messi a casaccio componendo una costruzione di interventi erratici dettati da una qualche esigenza immediata. Il disegno finale è poco comprensibile e soprattutto inefficiente.

La progressività oggi è un concetto che vale principalmente per i dipendenti e i pensionati. Il resto del sistema fiscale non è (all’atto pratico) progressivo. Se si possiede un immobile o 100 in affitto, la cedolare secca non muta. Se si detengono 100 mila euro in Btp o 100 milioni, l’aliquota è sempre il 12,5%.

In sostanza la progressività è concentrata sul reddito da lavoro, mentre ciò che genera la vera ricchezza (sostanzialmente le rendite) è soggetto a una tassazione ‘light’ e fissa.

Non sarebbe ora il momento giusto per attuare finalmente l’art. 53 della Costituzione?

E perché non ragionare sulla possibilità di spostare la tassazione su consumi e rendite cominciando così a liberare dalla morsa del fisco il reddito da lavoro?

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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