Argentina, tornano i venti della crisi

Tornano i venti della crisi

La Banca centrale argentina ha introdotto modifiche al mercato dei cambi per cercare di frenare il forte apprezzamento del dollaro rispetto al peso. In base alla nuova politica l'istituto potrà effettuare vendite di dollari, anche se il cambio del momento si trovi sotto la banda di non intervento concordata con l'Fmi di 51,448 pesos contro il biglietto verde. Tornano, così, a spirare venti sinistri intorno al debito argentino.

E aumentano le probabilità sul fatto che una recessione accompagnata da un'inflazione galoppante possano aprire le porte a un ritorno del populismo, dopo le elezioni presidenziali previste per il prossimo autunno.

Nonostante i soldi ricevuti dall'Fmi - 56 mld di dollari, il più grande prestito nella storia del Fondo - la paura degli investitori torna a fare capolino con l'economia in recessione e l'inflazione sopra il 50%.

Inoltre, la riscossa nei sondaggi di Cristina Fernandez de Kirchner suggerisce ai mercati che, dopo il voto del 28 ottobre, il quadro politico potrebbe essere, dal loro punto di vista, meno favorevole.

Le possibilità implicite che il debito sovrano argentino faccia fronte a un default nel giro del prossimo quinquennio sono schizzate sopra il 60%. Soltanto un anno fa erano ferme a meno di una su quattro. Al momento la certezza è una: il piano di salvataggio dell'Fmi non sta dando i risultati sperati.

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