Verso una nuova era? Il ministro britannico dell'Economia, Philip Hammond: "L'austerità è finita"

Verso una nuova era? Philip Hammond: "L'austerità è finita"
Philip Hammond, ministro britannico dell'Economia

“L'austerità sta volgendo al termine". Con queste parole a sorpresa il ministro dell’Economia, Philip Hammond, ha annunciato presentando la legge di bilancio un cambio radicale nel Regno Unito, basato su tagli fiscali e aumento della spesa pubblica.

Mentre i negoziati con l'Ue sono entrati nelle frenetiche settimane finali, Hammond ha abbandonato la sua proverbiale cautela e ha puntato tutto su un pacchetto inaspettatamente generoso, che pomperà ulteriori 15 miliardi di sterline nell'economia l'anno prossimo.

Hammond non ha avuto altra scelta che allentare i cordoni della borsa, dopo che Theresa May aveva promesso la fine dell'austerità nel discorso della sua conferenza di partito all'inizio di questo mese, nel tentativo di dimostrare che il suo governo ha un programma politico oltre la Brexit.

In un discorso che ha fatto poco riferimento ai potenziali rischi economici di una Brexit no-deal, Hammond ha detto che l’incremento della spesa pubblica potrebbe potenzialmente essere più generoso se il processo di uscita dall'Ue procedesse senza intoppi.

Prevista anche l’introduzione di una specifica “tassa sui servizi digitali”, che sarà mirata sui profitti generati dalle piattaforme digitali dei giganti hi-tech. E che riguarderà solo le aziende con ricavi da 500 milioni di sterline in su. Il gettito stimato per le casse del Tesoro del Regno sarà di 400 milioni di sterline all'anno. 

Tuttavia, il leader del Labor, Jeremy Corbyn, rispondendo al discorso ottimista del ministro dell'Economia, lo ha accusato di "promesse non mantenute". "Quello che abbiamo sentito oggi sono mezze misure e soluzioni rapide con riduzioni fiscali per i più ricchi", ha detto Corbyn.

Altre critiche provengono dalla segretaria del sindacato TUC, Frances O'Grady: "I lavoratori non possono essere di nuovo traditi con promesse di un domani migliore che non arriverà. Il bilancio non annulla l'austerità che ha devastato i servizi pubblici. E manca degli investimenti necessari per accelerare l'incremento dei salari".

Ma cosa ha spinto convintamente il governo verso una scelta che appare molto rischiosa? La notizia che ha scombinato piani e previsioni è una crescita dell’indebitamento pubblico per quest'anno inferiore di 12 mld di sterline rispetto alle stime di primavera. In molti hanno pensato che Hammond avrebbe così potuto risparmiare e raggiungere il suo obiettivo, dichiarato, di portare il bilancio in pareggio entro la metà del prossimo decennio. Invece, no. Il governo ha deciso di varare una manovra aumentando la spesa e riducendo le imposte sul reddito (che, secondo molti, favoriranno soprattutto le fasce di reddito alte).

È una scelta dal sapore più politico che economico. E ci potrebbero essere solo tre possibilità per spiegare l'approccio di Hammond. Prima: il ministro dell’Economia si è riscoperto keynesiano e ha pensato di stimolare il Pil attraverso la finanza pubblica. Alquanto improbabile. Seconda: il governo ritiene che l’uscita dall’Ue sarà senza accordo e, quindi, sta spingendo l’economia prima dello scontato calo del 2019. Ma in questo caso sarebbe stato più logico trattenere i risparmi ottenuti per gli imminenti momenti peggiori. Terza: il vero architetto di questo budget è Theresa May - non Hammond.

Il premier è giunto alla conclusione che i britannici sono stufi dell'austerità. Ma la sua è una scommessa ardita: potrà vincerla soltanto se la crescita sarà consistente. Il che non è affatto scontato. Anche perché l'economia degli ultimi 8 anni è stata caratterizzata da produttività piatta, investimenti deboli e salari bassi.

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