
Il 19 agosto 2026 il debito federale degli Stati Uniti ha superato i 40.000 miliardi di dollari, secondo i dati del Treasury. Il debito complessivo comprende circa 32.300 miliardi detenuti dal pubblico e 7.800 miliardi di debito intra-governativo. La cifra è più che raddoppiata rispetto al 2017.
Il dato colpisce anche per la rapidità dell'aumento: la soglia dei 39 trilioni era stata superata soltanto nel marzo scorso, mentre quella dei 38 trilioni era stata raggiunta nell'ottobre 2025.
Il vero problema è il deficit
Il debito non cresce da solo: aumenta perché Washington continua a spendere più di quanto incassa. Il Congressional Budget Office (CBO) stima per l'anno fiscale 2026 un deficit federale di circa 1.900 miliardi di dollari, pari al 5,8% del Pil, contro una media del 3,8% negli ultimi cinquant'anni.
Il quadro è destinato a peggiorare secondo le proiezioni attuali: il debito federale detenuto dal pubblico dovrebbe passare dal 101% del Pil nel 2026 al 120% nel 2036.
Gli interessi diventano una voce di spesa enorme
È qui che il debito diventa un problema economico sempre più concreto. Il CBO prevede che gli interessi netti sul debito superino i 1.000 miliardi di dollari nel 2026, contro i 970 miliardi del 2025.
E la dinamica è potenzialmente autoalimentata: più debito significa maggiori interessi; maggiori interessi significano maggiore deficit; maggiore deficit richiede nuovo debito.
Secondo le proiezioni del CBO, gli interessi netti potrebbero arrivare a 2.100 miliardi di dollari nel 2036, pari al 4,6% del Pil.
Wall Street guarda soprattutto ai Treasury
Il problema non riguarda soltanto il bilancio federale. I rendimenti dei Treasury sono un riferimento fondamentale per il costo del denaro negli Stati Uniti e influenzano mutui, prestiti alle imprese, finanziamenti auto e investimenti.
Nei giorni scorsi il rendimento del Treasury trentennale è arrivato al 5,34%, il livello più elevato dal 2007, mentre anche il decennale si è mantenuto su livelli elevati.
Per gli investitori, quindi, il tema non è semplicemente quanto debito abbia Washington, ma quanto costerà continuare a finanziarlo.
La mossa di Bessent
La pressione sui mercati ha spinto il Tesoro guidato da Scott Bessent ad aumentare i riacquisti di titoli di Stato a lunga scadenza: le operazioni passeranno da 2 a almeno 4 miliardi di dollari per transazione, a partire da settembre. L'obiettivo è sostenere la liquidità del mercato e contenere le tensioni sui rendimenti.
Ma si tratta soprattutto di una misura per stabilizzare il mercato. Non risolve il problema strutturale del deficit.
Previdenza, sanità e politica fiscale
Alla base della dinamica ci sono diversi fattori: l'invecchiamento della popolazione, la crescita della spesa per Social Security e Medicare, le misure fiscali degli ultimi anni e gli interventi straordinari varati durante la pandemia.
Il CBO prevede che oltre l'80% dell'aumento della spesa federale nel 2026 derivi dalla crescita delle uscite obbligatorie, con Social Security e Medicare tra i principali fattori.
Il fenomeno, inoltre, attraversa le amministrazioni democratiche e repubblicane: il debito americano è il risultato di anni di squilibri tra entrate e spesa pubblica, aggravati da shock come la pandemia e dalle successive scelte di politica fiscale.
Perché il mondo guarda a Washington
Il debito americano non è soltanto una questione interna. I Treasury rappresentano uno dei principali strumenti finanziari globali e il dollaro resta la principale valuta di riserva internazionale.
Se gli investitori chiedono rendimenti sempre più elevati per acquistare titoli statunitensi, il costo del finanziamento aumenta per Washington e, indirettamente, per famiglie e imprese.
Il punto decisivo, dunque, non è che gli Stati Uniti abbiano raggiunto 40 trilioni di dollari di debito. È che il debito continua a crescere mentre anche il costo del suo finanziamento aumenta.
E questa combinazione — deficit elevati + debito crescente + interessi in aumento — rappresenta una delle principali sfide per l'economia americana e per i mercati finanziari globali nei prossimi anni.






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