Il governo aumenta l’Iva nel paese dipendente dal contante. E non è l’Italia

Il governo nipponico ha aumentato l’Iva dall’8 al 10%. Ma ora teme le ripercussioni sull’economia. Le nuove entrate serviranno a finanziare programmi di assistenza sociale – il Giappone è il paese più vecchio al mondo - e anche per provare ad alleggerire l’enorme debito pubblico

Aumenta l'Iva nel paese dipendente dal contante. E non è l’Italia

La terza economia al mondo aumenta l’imposta sul valore aggiunto. L’Iva nipponica passa dall’8% al 10%. La nuova aliquota si applica a quasi tutti i beni e servizi, sebbene la maggior parte degli alimenti sia esente. E per scongiurare una riduzione dei consumi, il governo guidato da Shinzo Abe ha adottato alcune misure compensative.

I consumatori potranno beneficiare di uno sconto del 5% sugli acquisti effettuati utilizzando pagamenti elettronici. La mossa è progettata per mitigare l’impatto dell'aumento delle tasse, nonché per aumentare l’uso dei pagamenti elettronici in un paese dipendente dal contante. Sì, Italia e Giappone sembrano avere qualcosa in comune.

Le entrate extra derivanti dall’incremento dell’imposta saranno destinate a finanziare programmi di assistenza sociale – il Giappone è il paese più vecchio al mondo - e anche per provare ad alleggerire l’enorme debito pubblico, che tuttavia è perlopiù nelle mani di operatori giapponesi.

Tokyo si prepara a una riduzione dei consumi, ma crescono le aspettative verso una ripresa dell’economia entro la fine dell’anno. Poi il prossimo andrà meglio, anche perché il paese ospiterà le Olimpiadi. E cercherà così di andare contro la debolezza crescente della domanda globale.

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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