
L'Italia continua a fare i conti con una crisi demografica senza precedenti. Nel 2025 sono nati soltanto 355 mila bambini, il dato più basso registrato dal secondo dopoguerra. Contestualmente, il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna, ben lontano dalla soglia di 2,1 figli, considerata necessaria per garantire il ricambio generazionale.
Il progressivo calo delle nascite rappresenta una delle principali sfide economiche e sociali del Paese, con effetti destinati a incidere su crescita, mercato del lavoro, sistema pensionistico e sostenibilità del welfare.
Gli italiani vorrebbero più figli, ma non riescono ad averli
Secondo il Dossier Natalità 2026 – "Volere o Potere", realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con ISTAT, il problema non è la mancanza di desiderio di diventare genitori.
Se le intenzioni dichiarate dalle famiglie si fossero concretizzate, nel 2025 sarebbero nati circa 760 mila bambini, oltre il doppio rispetto ai dati effettivi.
Tra gli ostacoli principali emergono: difficoltà economiche; precarietà lavorativa; costo crescente delle abitazioni; carenza di servizi per l’infanzia; difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia.
Oltre il 62% di chi rinuncia ad avere altri figli indica proprio motivazioni economiche, lavorative o sociali, mentre una donna su due teme conseguenze negative sulla propria carriera in caso di maternità.
Un Paese sempre più anziano
La denatalità accelera anche il processo di invecchiamento della popolazione.
Secondo le proiezioni illustrate dal presidente dell'ISTAT, Francesco Maria Chelli, entro il 2050 in Italia potrebbero esserci circa 300 over 65 ogni 100 giovani sotto i 15 anni, modificando profondamente gli equilibri demografici e aumentando la pressione sul sistema sanitario, previdenziale e assistenziale.
L'Italia è già oggi tra i Paesi più anziani al mondo e registra uno dei più bassi tassi di fertilità dell'Unione europea.



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