Paolo Crepet: “Tutti pazzi per Sinner. Ma perché i nostri figli sono chiusi in casa a ordinare la pizza?”

Lo psichiatra lancia una provocazione sul rapporto tra giovani, tecnologia e autonomia: applaudiamo Sinner e Alcaraz per fatica, disciplina e sacrificio, ma spesso cresciamo i nostri figli proteggendoli da ogni difficoltà.

Crepet: “Tutti pazzi per Sinner. Ma perché i nostri figli…?”

Tutti pazzi per Sinner. E perché tuo figlio è chiuso in casa a ordinare la pizza?”. È la domanda provocatoria con cui Paolo Crepet mette a confronto due modelli apparentemente lontanissimi: da una parte il campione capace di trasformare fatica, sconfitte e disciplina in risultati; dall'altra ragazzi sempre più immersi in una quotidianità fatta di smartphone, algoritmi, delivery e comfort.

L'intervista di Giulia Santerini, pubblicata da la Repubblica, parte proprio dal successo di Jannik Sinner, reduce dal secondo Wimbledon consecutivo e dal quinto Slam della carriera. Un trionfo costruito anche attraverso la capacità di reagire alle sconfitte: dopo l'eliminazione al secondo turno del Roland Garros, l'azzurro è tornato a vincere sull'erba londinese.

La provocazione sui figli

Secondo Crepet, il problema non sono i giovani in sé, ma il modo in cui gli adulti li stanno crescendo. “Non ci fidiamo di loro”, sostiene, denunciando una genitorialità sempre più protettiva: accompagnati a scuola, aiutati nelle difficoltà, sollevati dalle responsabilità.

Da qui anche la provocazione sul delivery: “Vorrei il divieto di ordinare cibo a casa sotto i 35 anni”. Una frase volutamente paradossale per riportare al centro un tema più serio: quanto spazio lasciamo oggi ai ragazzi per fare esperienza, sbagliare, arrangiarsi e conquistare autonomia?

Scroll, algoritmi e intelligenza artificiale

Nel mirino finiscono anche smartphone, social e intelligenza artificiale. Per Crepet, il rischio è una progressiva perdita della capacità di pensare autonomamente: “Lo scroll e l'algoritmo ci fanno scemi”, afferma, sostenendo che l'intelligenza non sia soltanto individuale, ma anche collettiva, costruita attraverso relazioni, confronto e partecipazione.

È una preoccupazione che Crepet ha ribadito anche in una recente intervista dedicata a social, scuola e IA: ai giovani, sostiene, occorre restituire soprattutto tempo per imparare a pensare, sviluppando autonomia e spirito critico.

La sfida non è vivere più a lungo, ma vivere davvero

Crepet allarga poi la riflessione agli adulti e alla ricerca quasi ossessiva della longevità. L'obiettivo, sostiene, non può essere semplicemente arrivare a 100 o 130 anni: la vera sfida è riempire di esperienze quel tempo.

Gioco, creatività, relazioni, sport, fallimenti e nuove sfide diventano così antidoti alla comfort zone. Anche per i nonni, dice provocatoriamente, sarebbe meglio giocare con i nipoti piuttosto che inseguire soltanto performance e salute.

Il paradosso di Sinner

Ed è proprio qui che il ragionamento torna al tennis. Milioni di persone ammirano Sinner e Alcaraz perché rappresentano sacrificio, talento, disciplina e capacità di superare le sconfitte. Ma, secondo Crepet, rischiamo di pretendere dai nostri campioni ciò che non chiediamo ai nostri figli.

Il punto non è crescere una generazione di Sinner. È permettere ai ragazzi di diventare protagonisti della propria vita.

Una provocazione forte, forse divisiva, ma che pone una domanda difficile da ignorare: stiamo proteggendo troppo i nostri figli proprio mentre chiediamo loro di essere più forti?

Fonte
quotedbusiness.com è una testata indipendente nata nel 2018 che guarda in particolare all'economia internazionale. Ma la libera informazione ha un costo, che non è sostenibile esclusivamente grazie alla pubblicità. Se apprezzi i nostri contenuti, il tuo aiuto, anche piccolo e senza vincolo, contribuirà a garantire l'indipendenza di quotedbusiness.com e farà la differenza per un'informazione di qualità. 'qb' sei anche tu. Grazie per il supporto
MiaFattura - la più semplice App di fatturazione
www.quotedbusiness.com