
Valter Lavitola è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci, avvenuto nell’ottobre 2025 davanti alla sua abitazione di Pomezia.
L'ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip di Roma. Secondo l'ipotesi investigativa, Lavitola avrebbe avuto il ruolo di mandante dell'attentato. L'accusa dovrà naturalmente essere verificata nel corso del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.
La pista del metodo mafioso
A Lavitola viene contestata anche l'aggravante del metodo mafioso. L'inchiesta, coordinata dalla Procura di Roma, aveva già portato alla fine di giugno all'arresto di quattro persone ritenute coinvolte nell'esecuzione materiale dell'attacco.
I quattro sono accusati, a vario titolo, di detenzione, porto e utilizzo di un ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con l'aggravante delle modalità mafiose.
La perquisizione e l'interrogatorio
Lavitola era stato perquisito lo scorso 4 luglio dai carabinieri del Nucleo Investigativo. L'8 luglio era stato convocato in Procura, dove si era avvalso della facoltà di non rispondere, rendendo tuttavia alcune dichiarazioni spontanee.
Ora gli investigatori puntano a ricostruire la presunta catena di comando dell'attentato e, soprattutto, il possibile movente.
Nel mirino un giornalista
L'attentato contro Ranucci aveva provocato un'ondata di solidarietà nel mondo dell'informazione. L'esplosione aveva danneggiato le automobili e l'area esterna dell'abitazione del giornalista.
L'indagine assume ora una nuova dimensione con l'ipotesi che dietro gli esecutori materiali possa esserci stato un mandante. Un passaggio decisivo per chiarire chi abbia ordinato l'attacco e perché.




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