In Italia si rischia un’epidemia incontrollata e ingestibile

A sostenerlo è l’Istituto superiore di Sanità. L’infettivologo Bassetti: “Ospedali al collasso per colpa di chi semina il panico”

Si rischia un’epidemia incontrollata e ingestibile

In Italia si rischia un’epidemia incontrollata e ingestibile. È l’allarme lanciato dall’Istituto superiore di Sanità nel suo monitoraggio settimanale dell’emergenza Covid.

Il report conferma che “è necessaria una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone in modo da alleggerire la pressione sui servizi sanitari. È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile”.

“L’epidemia in Italia è in rapido peggioramento - evidenzia il documento - Nella maggior parte del territorio nazionale è compatibile con uno scenario di tipo 3 ma sono in aumento il numero di Regioni in cui la velocità di trasmissione è già compatibile con uno scenario 4. La situazione si conferma complessivamente e diffusamente molto grave sull’intero territorio nazionale con criticità ormai evidenti in numerose Regioni ed evidenzia forti criticità dei servizi territoriali e il raggiungimento attuale o imminente delle soglie critiche di occupazione dei servizi ospedalieri.”

Prova a dare una spiegazione l’infettivologo Marco Bassetti. “La comunicazione è stata sbagliata. Terrorizzare le persone può aiutare a farle stare in casa, ma a livello ospedaliero gestire una popolazione nel panico genera solo caos – spiega il direttore della Clinica Malattie infettive dell’Ospedale San Martino di Genova -. Se oggi le strutture sanitarie rischiano il collasso è anche perché sono assediate da migliaia di persone asintomatiche o poco sintomatiche che si potrebbero tranquillamente curare a casa e che invece prendono d'assalto i pronto soccorso, intasano i centralini degli ospedali, fanno perdere tempo ai medici. E tutto avviene perché sono state spaventate dalle istituzioni, che avrebbero invece dovuto tranquillizzarle”.

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